E’ trascorso un anno da quando, dopo un affollato e vivace incontro con la partecipazione dei residenti, di esponenti della Amministrazione Comunale e di vari Movimenti Civici, sembrava finalmente essersi realizzata una schiarita sulle molte criticità di via Postierla.
Via Postierla è quel tratto di strada che congiunge piazza Cahen con il piazzale antistante il Duomo di Orvieto. E’ una zona con una altissima densità abitativa, con la presenza della ASL e delle scuole a piazza Marconi, infanzia, primaria e medie. Tratto stradale molto frequentato, soprattutto da bambini e persone anziane.
I residenti della via da anni segnalavano l’alto tasso di pericolosità della stessa.
Pericolosità dovuta a una illuminazione assolutamente carente, alla mancanza di un marciapiede in ambedue i lati della strada, alla presenza di numerosi tombini che nel corso degli anni sono diventati vere e proprie trappole per pedoni, automobilisti e soprattutto motocicli.
Per non parlare della fortissima velocità di transito delle auto, non rispettose del limite di 30 km orari apposto su un cartello che nessuno vede, o finge di non vedere.
Poco meno di un anno fa, in questa affollata e accesa riunione pubblica sul tema, sembrava qualcosa si fosse sbloccato, soprattutto dopo che l’Amministrazione, per bocca del vice sindaco con delega alla mobilità e traffico, aveva promesso con roboanti annunci in pompa magna sui social e testate locali, che in brevissimo tempo, per ridurre in parte le criticità e pericolosità della via, sarebbe stato posto un semaforo con telecamera all’altezza dell’incrocio con via Porcari, e sarebbero stati livellati i tanti tombini presenti.
Un piccolo tampone, certo. Ma meglio di niente.
E invece, come sovente accaduto e come sovente accade, quelle promesse fatte ai residenti della via si sono rivelate vuote parole al vento.
I tombini sono ancora di più diventati pericolose buche-trappole soprattutto per i mezzi a due ruote. E non solo.
Del semaforo non si è vista traccia. L’illuminazione è rimasta carente .
E i tanti residenti della zona che la mattina devono accompagnare i figli a scuola, o le tante persone che devono recarsi alla ASL, continuano a vivere in una situazione di continuo stato di pericolo e di abbandono.