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Perché no McDonald’s?  Ma senza dimenticare tutto il resto

Personalmente non condivido la contrarietà all’apertura di un McDonald’s ad Orvieto, non vedo nessun danno per la città, anzi il fatto che una grande azienda decida di investire ad Orvieto (un avvenimento quasi unico) la considero una buona notizia.

Sembra ci sia il timore che un fast food possa stonare con il livello della qualità delle proposte enogoastronimiche locali, magari rischiando di squalificare l’intero settore. Ma perché mai gli operatori che lavorano con attenzione alla qualità dei prodotti e del servizio dovrebbero temere la concorrenza di McDonald’s? E’ una offerta diversa, alternativa a quella tradizionale rivolta ad una clientela diversa, insomma Mc Donald’s gioca tutta un’altra partita rispetto ai ristoranti o osterie tradizionali, che chi cerca la qualità e la tradizione continuerà a frequentare. E’ piuttosto un fatto positivo, anche senza contare gli effetti economici e occupazionali seppure ancora tutti da misurare, che ci sia una alternativa e una possibilità di scelta in più.

Mi ha colpito il dibattito che si è aperto su questo tema, e mi ha colpito perché contemporaneamente alla notizia della prevista apertura del McDonald’s, di un’altra notizia di senso opposto non si sta praticamente parlando. Mi riferisco alla chiusura della Allianz Healthcare (ex Farprosan) di Bardano, una azienda storica per la quale l’attuale proprietà ha deciso di chiudere la sede di Orvieto, con la conseguenza della perdita del lavoro per quasi 20 dipendenti ai quali si aggiungono alcune ditte dell’indotto.

Purtroppo non è l’unica azienda o piccola impresa del territorio a chiudere, e c’è da temere che non sarà l’ultima visto l’andamento da brividi degli ultimi anni per quanto riguarda il numero di imprese e addetti nel territorio, ma è senz’altro una azienda importante per il nostro standard dimensionale, eppure si parla molto di una azienda che forse aprirà ma non si parla di quella, o di quelle, che chiudono.

Certamente non è l’Amministrazione comunale a decidere chi può aprire o chi deve chiudere, le imprese private seguono le loro logiche di gestione che li portano ad investire dove ritengono vi sia un ritorno dell’investimento, oppure viceversa a chiudere una sede quando i numeri non garantiscono più l’economicità della gestione.  Ma se le imprese che chiudono sono più di quelle che aprono sarebbe necessario, da parte di tutti e soprattutto da parte dell’Amministrazione, uno sforzo per cercare di capire il perché di questo andamento negativo, del perché Orvieto non sembra essere attrattiva per le imprese, cosa manca e cosa potrebbe essere migliorato in termini di servizi e infrastrutture per creare un habitat più favorevole per le imprese. Ma se non se ne parla, tutti ci dovremo rassegnare passivamente all’inevitabile declino.