Nello scorso mese di settembre le famiglie residenti a Parrano con figli iscritti alla scuola dell’infanzia si sono trovate di fronte a una decisione inattesa: la chiusura del servizio nel piccolo Comune dell’Alto Orvietano, dovuta al mancato raggiungimento del numero minimo di iscritti, e il conseguente trasferimento dei bambini presso la scuola di Fabro. Una scelta obbligata che ha immediatamente posto un problema concreto e quotidiano: come accompagnare i più piccoli a scuola.
Da qui la richiesta, avanzata all’Amministrazione comunale, di garantire il servizio di trasporto scolastico. A distanza di alcuni mesi è arrivata la risposta ufficiale del Comune, che però non ha soddisfatto pienamente le famiglie interessate, trattandosi di una soluzione solo parziale. Una vicenda che va ben oltre il singolo caso e che mette in luce, con tutta la sua complessità, le difficoltà che famiglie e piccoli Comuni sono chiamati ad affrontare nel garantire servizi fondamentali.
La chiusura della scuola dell’infanzia non è solo una questione numerica, ma una condizione che costringe più nuclei familiari a riorganizzare radicalmente la propria quotidianità. Mandare i figli a scuola in un altro Comune significa tempi di spostamento più lunghi, maggiore stress logistico, difficoltà nel conciliare lavoro e vita familiare, soprattutto per quei genitori che non dispongono di mezzi alternativi o di reti di supporto.
Nei mesi scorsi l’Amministrazione comunale aveva cercato di rispondere a queste esigenze attivando il servizio di scuolabus, consapevole dell’impatto che l’assenza del trasporto scolastico avrebbe avuto sulle famiglie. Tuttavia, come spiega il sindaco Valentino Filippetti nella comunicazione inviata ai genitori, l’esperienza concreta ha fatto emergere criticità tali da rendere insostenibile la prosecuzione del servizio nella sua forma completa.
Il nodo centrale resta quello delle risorse economiche. L’attivazione di un servizio dedicato alla scuola dell’infanzia comporterebbe un impegno finanziario significativo, giudicato sproporzionato rispetto alle dimensioni del Comune e alle disponibilità di bilancio. Un onere che, se sostenuto stabilmente, rischierebbe di gravare sull’intera collettività, sottraendo risorse ad altri servizi essenziali e mettendo a rischio l’equilibrio finanziario dell’Ente.
Accanto agli aspetti economici, sono emerse anche difficoltà di carattere organizzativo e logistico. Il servizio di trasporto scolastico attualmente in funzione è strutturato su orari e percorsi calibrati sugli altri gradi di istruzione. Le deviazioni necessarie per servire la scuola dell’infanzia di Fabro hanno causato disagi agli altri utenti, in particolare per il rientro pomeridiano, rendendo il sistema complessivamente inefficiente.
Nonostante ciò, l’Amministrazione sottolinea di aver valutato ogni possibile soluzione per contenere il disagio delle famiglie coinvolte. In questo quadro si inserisce la decisione di garantire il servizio di trasporto limitatamente all’andata mattutina, ritenuta l’unica opzione compatibile con le attuali capacità organizzative ed economiche del Comune. In via del tutto eccezionale, e solo per il mese di gennaio, il servizio verrà assicurato anche nel pomeriggio, come misura temporanea di accompagnamento.
Nella comunicazione inviata alle famiglie, il sindaco ribadisce che la disponibilità a garantire l’andata mattutina rappresenta il massimo sforzo possibile, chiarendo che “l’istanza non può essere accolta integralmente senza compromettere altri equilibri fondamentali”.
La vicenda riporta così al centro un tema più ampio e strutturale: la difficoltà dei piccoli Comuni nel mantenere e garantire servizi scolastici e sociali essenziali in un contesto segnato da risorse sempre più limitate, spopolamento e progressiva riduzione dei presìdi sul territorio. Una condizione che non riguarda solo Parrano, ma molte realtà simili, dove il diritto ai servizi si scontra quotidianamente con i vincoli di bilancio e con scelte amministrative spesso inevitabili, ma dolorose, che finiscono per spingere sempre più famiglie a guardare verso Comuni più grandi, in grado di assicurare servizi che nei territori minori diventano sempre più difficili da sostenere.