Non ammalatevi e soprattutto non fratturatevi qualche osso nel week-end. E’ questa la difficile realtà che si vive all’Ospedale Santa Maria della Stella di Orvieto visto che anche la scorsa domenica non era presente alcun ortopedico di servizio. In pianta organica ci sono tre medici e nessuno disponibile a coprire i turni festivi. Così ai medici del Pronto Soccorso non è rimasto altro che constatare l’impossibilità di ricoverare pazienti con fratture o traumi poiché non sarebbe stato possibile né operare né avviare altre attività ortopediche. La situazione si aggrava di settimana in settimana e non riguarda solo l’ortopedia. Diverse segnalazioni al Comitato Orvietano per la Salute Pubblica denunciano un clima di emergenza che investe l’intera struttura ospedaliera. Tra i servizi più colpiti, le vaccinazioni, rinviate al mese di febbraio, e un generale rallentamento nell’assistenza sanitaria. La sanità pubblica orvietana si trova così in una crisi cronica, mentre i centri privati continuano a espandersi in termini di personale, servizi e fatturato.
Le carenze di personale nel reparto ortopedia non sono una novità, ma la situazione sta diventando insostenibile. Lo scorso mese, una donna anziana con una frattura al femore è stata trasferita in ambulanza all’ospedale di Foligno, a oltre 100 chilometri di distanza. Questi trasferimenti – ormai frequenti – rappresentano un grave disagio, soprattutto per pazienti anziani e fragili, costretti a lunghi e dolorosi viaggi a causa dell’assenza di personale specialistico. La mancanza di ortopedici disponibili è dovuta a ferie, malattie e una pianta organica insufficiente, che non riesce a sopperire alle esigenze della struttura. Questa situazione riflette una tendenza allarmante: chiudere i reparti o limitarne l’operatività diventa l’unica soluzione per far fronte all’impossibilità di garantire i livelli minimi di servizio.
L’assenza di personale e la riduzione dei servizi non sono novità per l’ospedale di Orvieto. Già nell’estate scorsa, il reparto di chirurgia era stato salvato dal collasso grazie all’intervento di chirurghi provenienti dall’ospedale di Terni. Tuttavia, queste soluzioni tampone non affrontano alla radice il problema: una cronica mancanza di investimenti nel personale e nei servizi sanitari pubblici. Un altro dato allarmante emerge dall’analisi del distretto sanitario orvietano, che registra il maggior numero di prestazioni arretrate in tutta l’Umbria. Questa situazione costringe sempre più cittadini a rivolgersi alle strutture private per ottenere cure in tempi ragionevoli. La crescita del settore privato, sebbene soddisfi una domanda insoddisfatta dal pubblico, evidenzia le profonde lacune di un sistema che dovrebbe garantire il diritto alla salute a tutti.
Il progressivo depotenziamento dell’ospedale di Orvieto solleva interrogativi sul futuro della sanità locale. Il Comitato Orvietano per la Salute Pubblica chiede risposte immediate e interventi strutturali per fermare l’emorragia di personale e garantire servizi essenziali ai cittadini.
In un territorio sempre più abbandonato dalla sanità pubblica, il rischio è quello di trasformare l’accesso alle cure in un privilegio riservato a chi può permettersi di pagare. La comunità orvietana non può più permettersi di ignorare l’urgenza di un piano di rilancio per l’ospedale Santa Maria della Stella e l’intero sistema sanitario pubblico della Regione.