Ieri sera ho visto Parthenope di Paolo Sorrentino. Come sempre, fotografia e scenografia sono straordinarie: uno stile che incanta e conferma la sua capacità di trasformare ogni fotogramma in un’opera d’arte. Così come risultano affascinanti i paradossi che attraversano il film, spingendosi fino ai limiti della provocazione e dell’irriverenza.
A parte alcuni dialoghi umanamente profondi e interessanti, il resto appare come una rappresentazione amara della decadenza umana e collettiva, che suscita una tristezza sottile ma persistente. Una realtà contemporanea scarnificata, estrema, antiestetica, a tratti inelegante, che scorre come un affresco desolato.
Un “fresco” che, però, la realtà stessa ha saputo superare. Lo spettacolo offerto dai funerali di Papa Francesco è stato, riguardandolo e riflettendoci, un evento che ha tradito tutto ciò che il Sommo Pontefice ha incarnato nel corso della sua esistenza. La cerimonia, nello sfarzo delle autorità giunte da ogni angolo del mondo, sembrava una scenografia firmata da Sorrentino: primi posti, ritardi diplomatici, sfoggi di sobria eleganza accanto a una semplice bara di legno, voluta da chi aveva scelto la povertà come stile di vita. I potenti, scomposti ed in alcuni casi sorridenti, intenti a inseguire una foto opportunity con il Presidente Trump, sembravano dimentichi della solennità del momento. Una scena straordinaria: Trump che incontra Zelensky, mentre un presidente francese “imbucato” viene allontanato bruscamente da un colloquio nella Cappella Sistina destinato a rimanere nella storia, con un prelato che gli toglie la sedia da sotto. Sorrentino non avrebbe potuto scrivere o girare nulla di più surreale. E ancora, il paradosso evidente tra gli immaginabili attici di potenti e giornalisti nelle città più belle del mondo, e la sobria semplicità della Casa di Santa Marta scelta da Papa Francesco: un contrasto che Sorrentino non avrebbe certo tralasciato. Gli agiati commenti di giornalisti e politici hanno coronato la forma di un sacrilegio: personaggi seduti nei profumati board finanziari o alla guida di partiti esausti si sono affrettati a tracciare un profilo “di comodo” del Papa, per finalità di consenso e potere, o più semplicemente per un esaltato esercizio del proprio ego, tradendo con violenza l’essenza radicale del suo messaggio evangelico.
Alla fine, il “film” offerto dalla realtà, popolato da una mediocrità politica e giornalistica sconcertante, ha superato la malinconica decadenza rappresentata da Sorrentino in Parthenope. Con una differenza drammatica: il cinema è arte, mentre ciò che abbiamo visto ai funerali di Francesco è stata solo una spettacolare e oscena realtà. E’ vero ciò che mi ha fatto notare un caro amico con il quale ho condiviso questa mia riflessione: – la contraddizione non è un incidente di percorso o un caso, esiste ed è esaltata dal fatto che il rito è inseparabile dall’imperfezione, il rito ha una strutturale funzione antropologica, viene ufficiato per ridurre a un ordine il caos, l’imprevedibile, l’umana contingenza delle cose.
È un campo di per sé instabile che aspira alla stabilità. Dunque, quello che ti sembra uno sfacelo sorrentiniano, per me è un affascinante bellezza –. Ma una bussola che riporti l’umanità sulla giusta rotta credo sia necessaria.