OrvietoLife ha deciso di pubblicare la lettera nella sua integrità visto il racconto particolarmente grave e discriminatorio. E’ Una testimonianza di parte e siamo pronti ad ospitare in egual misura e con eguale spazio l’eventuale replica dell’Ente.
Cara Redazione,
Orvieto non smette mai di sorprendere, ma purtroppo non in positivo. Quello che è successo alla zia di mia moglie, anziana e con disabilità, è una vicenda che ha dell’incredibile.
In vista della scadenza di giugno 2026 per il passaggio obbligatorio alla Carta d’Identità Elettronica, mia moglie si è recata in Comune per capire come rinnovare il documento di un soggetto impossibilitato a muoversi. Quello che gli impiegati le hanno risposto è surreale.
Secondo le loro direttive, mia moglie avrebbe dovuto presentarsi in Comune a un’ora precisa, avendo poi a disposizione esattamente quarantacinque minuti per andare a casa, filmare la zia con il cellulare mentre firma i moduli necessari al rilascio, e ripresentarsi tassativamente negli uffici entro la scadenza del tempo. Solo mostrando questo video, gli impiegati avrebbero avviato la pratica.
Ci sarebbe da sorridere per l’assurdità della richiesta, se non fosse che si sta parlando di diritti negati. La legge parla chiaro: quando un parente o tutore dimostra con un certificato medico l’impossibilità del cittadino a recarsi in Comune, spetta a un funzionario comunale (spesso accompagnato dalla Polizia Locale) andare a casa della persona con disabilità per raccogliere la firma necessaria.
A fronte di questa palese anomalia, abbiamo chiesto chi avesse autorizzato il metodo del “parente con video a tempo” la risposta “ chiedete a chi di dovere”
In relazione ai fatti depositerò un esposto alla Prefettura per tutelare i diritti di mia zia e di tutte le persone fragili di Orvieto che potrebbero subire questo stesso, inaccettabile trattamento.
Lettera firmata
