Erano le 23:00 circa di sabato 14 febbraio quando il silenzio di Fabro è stato rotto da un rumore sordo, inquietante. Era il suono della storia che cedeva sotto il peso incessante della pioggia: una porzione delle antiche mura del Castello è crollata, scivolando via nel buio.
In quegli attimi la paura è stata tanta, ma fortunatamente Fabro può tirare un sospiro di sollievo: nessuna persona è rimasta coinvolta. Il crollo non ha causato feriti, limitandosi a lasciare al buio alcune abitazioni vicine, rimaste prive di energia elettrica a causa del cedimento. Una ferita solo materiale, dunque, ma che brucia nell’identità di chi vive all’ombra di quel maniero.
La macchina dei soccorsi si è mossa con tempestività immediata. Già nella notte, sotto la pioggia battente, la squadra dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Orvieto, affiancata dai tecnici comunali, ha raggiunto il luogo del disastro per le prime verifiche urgenti e per transennare l’area. Un lavoro difficile, svolto in condizioni di visibilità precaria, per garantire l’incolumità dei residenti mentre il borgo cercava di riprendere sonno.
Ma è stato solo con la luce del giorno successivo, la mattina di domenica 15 febbraio, che si è potuta comprendere la reale entità del danno. Dalla centrale di Terni è arrivata una squadra specializzata dei Vigili del Fuoco con l’ausilio dell’autoscala. L’intervento in quota si è reso necessario per raggiungere punti inaccessibili da terra: i vigili hanno dovuto procedere alla demolizione controllata di alcune parti di muratura rimaste in bilico, frammenti pericolosi sfuggiti al primo sopralluogo notturno che minacciavano di cadere da un momento all’altro.
Ora che l’area è in sicurezza, resta la vista di quello squarcio nelle mura, una cicatrice aperta nel profilo familiare del paese. Le pietre cadute ci ricordano la fragilità del nostro patrimonio di fronte alla forza degli elementi, ma la rapidità dell’intervento e l’assenza di vittime ci ricordano anche che la priorità resta sempre la vita della comunità.