L’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione Europea, siglato appena due giorni fa da Donald Trump e Ursula von der Leyen, getta un’ombra preoccupante sul futuro delle imprese umbre esportatrici. A lanciare l’allarme è Michele Carloni, presidente di CNA Umbria, che non usa mezzi termini: “Non c’è tempo da perdere. Il sistema regionale deve attivarsi con urgenza per aiutare le imprese a diversificare i mercati ed evitare una crisi che avrebbe pesanti ricadute economiche e sociali”.
L’intesa, ancora poco chiara nei dettagli, prevede – secondo la versione americana – l’introduzione di una tassa del 15% su diversi prodotti europei, compresi quelli italiani. Ma mancano conferme ufficiali da parte europea, e circolano interpretazioni discordanti sull’effettiva portata delle misure che entreranno in vigore dal 1° agosto.
“Non sappiamo ancora se l’accordo preveda esenzioni per alcuni beni o quote specifiche per settori strategici, come quello dell’acciaio” spiega Carloni. “Ma una cosa è certa: la nuova guerra commerciale innescata dal presidente USA cambierà profondamente gli equilibri economici globali. E le imprese più fragili, come le nostre piccole e medie aziende umbre, rischiano di pagare il prezzo più alto”.
L’Umbria, infatti, esporta verso gli Stati Uniti una quota significativa di prodotti, soprattutto nei settori della moda, dei macchinari e dell’agroalimentare. Secondo le stime circolate in questi giorni – tra cui quelle di Agenzia Umbria Ricerche – l’impatto dei dazi potrebbe tradursi in perdite di fatturato rilevanti, con effetti a cascata su occupazione e sviluppo locale.
Per Carloni è quindi indispensabile una risposta coordinata e tempestiva, che veda coinvolti associazioni di categoria, istituzioni e strutture pubbliche. “Sviluppumbria potrebbe giocare un ruolo chiave nel coordinare un piano straordinario di internazionalizzazione, sostenuto da risorse aggiuntive messe a disposizione dalla Regione” sottolinea il presidente di CNA Umbria.
La proposta è chiara: mappare le produzioni umbre e incrociarle con i mercati emergenti, per individuare settori prioritari e Paesi target sui quali concentrare le azioni. “Servono seminari di approfondimento, missioni esplorative, partecipazione a fiere internazionali, incontri B2B. Ma serve farlo subito, perché il rischio di una crisi strutturale è concreto e non possiamo permetterci di restare fermi”.
Il messaggio che arriva dalla CNA è inequivocabile: l’Umbria non può affrontare da sola la sfida dei dazi, ma deve essere messa nelle condizioni di reagire con strumenti adeguati e strategie condivise. Prima che sia troppo tardi.