La mattina del 25 marzo è arrivata la notizia, l’ennesima, di un tragico incidente sul lavoro. Un operaio di 38 anni, Umberto Rosito, residente a Orvieto ma originario di Corato in Puglia, è stato travolto da un TIR mentre stava lavorando all’allestimento di un cantiere sulla A1 tra Orvieto e Fabro. La tragedia ha toccato la comunità e anche la sindaca ha voluto esprimere il suo cordoglio alla famiglia.
Una nuova morte sul lavoro che fa riflettere soprattutto alla luce dei dati che ha raccolto l’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega di Mestre. Tra il 2021 e il 2024 oltre 4440 persone hanno perso la vita sul lavoro, un vero e proprio bollettino di guerra. Un’emergenza che non accenna a diminuire, con il settore delle costruzioni in testa alla drammatica classifica dei decessi (564 vittime). Le aree più a rischio si concentrano nel Centro e nel Sud del Paese: Basilicata e Umbria si confermano in zona rossa per quattro anni consecutivi, mentre Campania e Valle d’Aosta seguono con tre anni di criticità elevata. Segnali incoraggianti arrivano invece dalla Toscana, che si distingue come la regione più virtuosa, con due anni in zona bianca.

A rimanere intrappolati in questa spirale di morte sono soprattutto i lavoratori over 65, i più vulnerabili, e gli stranieri, che registrano un tasso di mortalità doppio rispetto agli italiani, sia sul posto di lavoro sia in itinere. Anche le donne pagano un tributo pesante: 418 lavoratrici hanno perso la vita in questi quattro anni.
Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega di Mestre spiega, “il bilancio è tragico, tanto quanto quello di un bollettino di guerra. Perché questo sembra purtroppo il lavoro nel nostro Paese: un campo di battaglia senza trincea e senza scudi. Negli ultimi quattro anni le vittime ‘ufficiali’ sono state 4.442, ma il numero reale potrebbe essere ancora più alto, considerando il sommerso. Non sono solo i numeri a preoccupare, ma anche la mancata riduzione dell’incidenza di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa: il rischio di morire sul lavoro resta alto e pressoché invariato nel tempo”.