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L’ultima polemica orvietana stucchevole è sui nuovi cestini

L’ultima, inevitabile, polemica all’ombra del Duomo di Orvieto non è politica, non è urbanistica, ma… secchi dei rifiuti. Non potevano infatti mancare i fedelissimi della critica a prescindere – i “ma”, i “si poteva fare meglio”, i “perché non…” – all’installazione dei nuovi cestini nel centro storico. E così, l’ennesimo oggetto di arredo urbano si trasforma in una querelle stucchevole.

Partiamo dalla situazione precedente: desolanti secchi sporchi, scoloriti, cronicamente intasati da buste improprie, e un’assenza endemica di posacenere. Le critiche erano sacrosante.

Oggi, abbiamo i nuovi arrivati: cestini che mantengono il sobrio “grigio centro storico” (per non inciampare in qualche veto della Soprintendenza), personalizzati con la placca “Comune di Orvieto” e, soprattutto, più presenti sulle strade. Insomma, si è optato per la continuità estetica, senza scossoni, onde evitare lo scisma del decoro.

Il principale capo d’accusa? “Le aperture sono troppo piccole!”

In realtà, le dimensioni ridotte sono la prima linea di difesa contro i celeberrimi “furbetti del sacchetto”. I cestini del centro non devono servire ad abitazioni o esercizi commerciali per smaltire i rifiuti settimanali, evitando i mastelli che ognuno dovrebbe avere in uso. Sono pensati per chi è di passaggio: l’incarto del gelato, il fazzoletto usato, il pacchetto di sigarette vuoto o la cicca fumante.

La piccola apertura è un deterrente: scoraggia chi vorrebbe intasare il cestino con un sacchetto intero, cartoni, stampelle e altri rifiuti urbani da smaltire nei mastelli, deviando così l’uso corretto e garantendo che ci sia spazio per i bisogni reali di turisti e pedoni. Sulla mancata differenziata – l’unico appunto forse davvero fondato – la risposta è amara: basta guardarsi intorno per capire che, spesso, il cittadino medio non rispetterebbe comunque la separazione del rifiuto, trasformando i cestini differenziati in ulteriori punti di confusione.

Un appunto che si può accogliere con maggiore costruttività è la mancanza di cestini dedicati specificamente alle deiezioni canine, magari dotati di dispenser per i sacchetti. C’è sempre tempo per rimediare a questa dimenticanza.

I cestini nuovi sono installati. La palla, o meglio, il sacchetto, passa ora ai cittadini. Evitiamo i cartoni e gli accumulatori compulsivi di buste attorno ai secchi; per quelli esistono i mastelli privati e commerciali con ritiro porta a porta. Lasciamo che i cestini vengano utilizzati da chi ne ha davvero bisogno.

Quanto ai proprietari di cani, prima di chiedere il cestino specifico, ricordiamo il flaconcino spray (sì, quel piccolo spruzzino previsto dal regolamento comunale) che andrebbe portato e utilizzato per pulire e disinfettare i secchi utilizzati come toilette.

In sintesi, i nuovi secchi dell’immondizia sono il perfetto esempio dell’eterno dibattito a Orvieto: si cambia per migliorare, ma l’attenzione si concentra sul dettaglio meno rilevante. Potremo avere i cestini più belli d’Italia, firmati dal miglior designer e approvati da ogni Soprintendenza, ma…  Forse è il momento di essere comunità attenta al decoro della propria città, facendo attenzione ai “furbetti” locali e non, senza eccezioni.