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Sanità a Orvieto, tra PNRR, liste d’attesa infinite e promesse dimenticate

La sanità pubblica in Umbria è ancora in acque agitate e nel territorio di Orvieto il dibattito si traduce in un’allarmante sensazione di isolamento e abbandono. La Giunta Regionale, forte delle 711 nuove assunzioni promesse per il triennio 2025-2027 e dei milioni di euro del PNRR, rivendica il cambio di rotta. Tuttavia, l’ottimismo delle cifre si scontra con la dura realtà di un territorio che teme, più di ogni altra cosa, di essere lasciato indietro nonostante le rassicurazioni giunte in queste settimane e gli investimenti previsti e in fieri.

Orvieto: L’Isolamento geografico aggrava la crisi sanitaria

La debolezza del sistema orvietano non è solo interna, ma è aggravata dalla geografia. Essendo un’Area Interna con un alto tasso di invecchiamento e notevolmente distante dagli altri poli ospedalieri regionali, l’ospedale “Santa Maria della Stella” è un presidio essenziale per un bacino che sfiora i 60 mila abitanti.  

Le scelte di programmazione passate (e ci riferiamo anche al passato remoto, in particolare, ndr), che hanno sganciato il presidio dalle reti più funzionali, hanno di fatto condannato Orvieto a un isolamento strutturale. Le azioni della nuova giunta, come l’arrivo di nuovi specialisti, vanno nella giusta direzione, ma rischiano di restare misure spot se non inserite in una strategia di rete che superi l’attuale vulnerabilità.

Liste d’Attesa e il vizio dello slogan infranto

C’è un problema che trascende i colori politici e l’Umbria non fa eccezione, è il fallimento più cocente della sanità pubblica: la gestione delle liste d’attesa. Ad ogni campagna elettorale lo slogan è sempre lo stesso: “In pochi mesi le esauriremo”. Puntualmente, a prescindere da chi governa, non è mai così.

L’allungarsi dei tempi costringe i cittadini a ricorrere al privato o a rinunciare alla cura. Nonostante l’annuncio di nuove assunzioni e l’attesa di una digitalizzazione più efficace dei CUP, per risolvere davvero la crisi serve un passo in avanti coraggioso. Il vero moloch moderno, il tabù che una parte politica non vuole toccare, è il ricorso alla sanità convenzionata. Invece, essa serve come supporto strutturale e, in alcuni casi, come alleggerimento essenziale per la parte pubblica, dove chiaramente si deve continuare a investire con priorità assoluta. Senza un aumento reale dell’offerta, che includa in modo strategico e trasparente l’impiego del privato accreditato, le liste d’attesa resteranno un muro insormontabile.

PNRR: Il rischio delle Cattedrali Vuote e la mancata programmazione

Il futuro della sanità di prossimità a Orvieto passa attraverso i 7,7 milioni di euro del PNRR per la Casa di Comunità e l’Ospedale di Comunità nell’ex Ospedale di Piazza Duomo. Il cronoprogramma è strettissimo: cantieri avviati a marzo 2025 con scadenza prevista a marzo 2026. Questo ritmo forzato solleva un doppio allarme: il rischio di ritardi strutturali e, soprattutto, la mancanza di personale. Ma lasciamo stare la parte edile e concentriamoci sulle decine di nuove figure professionali necessarie per Ospedale e Casa di Comunità.  Senza un piano di reclutamento specifico e mirato sul territorio, il rischio è creare una “cattedrale nel deserto” per mancanza del personale essenziale. Inoltre, l’Umbria sconta un grave ritardo nell’attivazione dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Questo gap pesa su Orvieto e costringe i pazienti a ricorrere in modo inappropriato al già saturo Pronto Soccorso, in un circolo vizioso che vanifica ogni sforzo.

Mentre maggioranza e opposizione si contendono la paternità dei pochi investimenti, i cittadini sono sempre più disorientati.

La Giunta Regionale deve fornire risposte chiare e coese: un piano strategico che integri l’ospedale “Santa Maria della Stella”, risolva l’endemica crisi delle liste d’attesa (anche attraverso l’uso strutturale del convenzionato) e garantisca che i progetti PNRR non siano solo opere edilizie, ma strutture piene di persone e servizi. L’Umbria e Orvieto meritano una sanità che non sia solo uno scontro politico, ma un sistema centrato sul diritto inalienabile alla cura.