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L’Italia e l’Umbria non sono luoghi per giovani imprenditori

Servizi, turismo e agricoltura tengono a galla l’Italia ma l’economia e la crescita languono ormai da quasi due anni.  Il turismo, in particolare, ha evitato la recessione per qualche decimo di punto ma i territori interni, il Mezzogiorno e il Centro, nonostante i dati da record nelle presenze, soffrono perché hanno investito meno in ricerca, formazione e attrazione di nuove imprese.  Il dato è ancora peggiore anche per l’inverno demografico italiano, forse sarebbe meglio dire di gran parte dell’Europa.  A puro titolo di esempio, Napoli e la Sicilia hanno registrato afflussi da record ma questo non ha accompagnato un parallelo sviluppo dell’economia. 

A patire di più sono i giovani imprenditori che, secondo un’indagine condotta da Unioncamere, nel decennio 2014/2024 sono in forte calo.  Per la precisione le imprese guidate da giovani under 35 sono calate da 540 mila a 485 mila con una discesa del 24%.   E’ un ulteriore sintomo che l’Italia non è una nazione per giovani.  All’interno di questo dato nazionale ancora peggio fa l’Umbria che nella stessa finestra temporale registra un calo del 32%, meglio delle Marche (-36,7%), magra consolazione.  I dati peggiori sono quelli del Mezzogiorno con la sola eccezione della Puglia che scende “solo” del 28,6%.  Se a questo dato si accosta quello delle aree europee con l’età media più alta che vede l’Umbria al 15°posto assoluto con 50,3 anni si può ben dire che la Regione non è per giovani imprenditori.  In questa classifica poco invidiabile la prima in assoluto in Europa è la Liguria con 52,3 anni medi. 

Una vera e propria gelata demografica sull’Italia e una crisi economica che attanaglia soprattutto il Centro e in particolare Marche, Umbria e Toscana, l’area che affascina, attira turismo ma meno investimenti produttivi, salvo il settore immobiliare e quello agricolo, troppo poco per far muovere l’economia.  E i giovani?  Emigrano.  Ha fatto scalpore e ha suscitato ironia, purtroppo, il dato che abbiamo pubblicato sui 4 mila giovani orvietani persi nel decennio.  Non è polemica ma analisi.  I giovani viaggiano, si spostano e fanno esperienze all’estero, giustamente.  Il vero problema si pone quando questi decidono di tornare.  Lo è anche per quelle professioni che hanno sbocchi a Orvieto, ad esempio i medici, ancor peggio per altre professioni.  Turismo e agricoltura tengono botta ma con basse retribuzioni, nel primo caso, e con troppi stagionali in ambedue i settori.  Laureati e specializzati soffrono i collegamenti lenti con Roma-Firenze-Milano che spesso li obbligano a ripartire, definitivamente questa volta, verso altre destinazioni, lasciando che Orvieto scenda anno dopo anno per numero di abitanti.