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La storia d’Italia oltre il mito e le fake news, Roberto Conticelli ed Erika Pontini ne parlano al Rotary

La storia come scienza, documentazione rigorosa, materia da apprendere e tramandare alle giovani generazioni oltre i travisamenti del mito, le interpretazioni dell’ideologia e le ‘letture’ interessate della politica. Questo il senso profondo dell’iniziativa del Rotary Club di Orvieto, che per volontà del direttivo presieduto da Massimo Toppi chiama a raccolta gli orvietani davanti a due esperti del racconto della cronaca e della storia nazionale, con particolare riferimento al periodo del Fascismo e al suo epilogo nella Resistenza e nell’avvento dell’Italia repubblicana. Sabato 22 febbraio, con inizio alle ore 17,30 nell’Auditorium ‘Gioacchino Messina’ di Palazzo Coelli gentilmente concesso dalla Fondazione Cassa di Risparmio, il giornalista e scrittore orvietano Roberto Conticelli, già presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria e storico cronista de ‘La Nazione’ di Firenze, verrà sollecitato dagli interventi e dai quesiti di Erika Pontini, caporedattrice della Cronaca di Firenze de ‘La Nazione’. Proprio sul Fascismo, sulla figura di Benito Mussolini, sul suo rapporto con le numerose donne della sua vita e sui venti mesi che videro, tra il 1943 e il 1945, la Resistenza dei partigiani italiani infliggere i colpi più pesanti alle forze naziste e a quelle, loro alleate, della Repubblica di Salò, lo stesso Conticelli ha recentemente prodotto due interessanti volumi pubblicati da Rcs e usciti in abbinamento al ‘Corriere della Sera’ all’interno di una collana storica gestita dalla professoressa Barbara Biscotti dell’Università di Milano-Bicocca.

L’approccio storico di Conticelli è inevitabilmente quello di un cronista con oltre quarant’anni di professione alle spalle, abituato dunque a narrare i fatti sulla scorta di verifiche e accertamenti, evitando scorciatoie, parzialità e letture interpretative spesso distorte. Rifugge soprattutto uno dei rischi più evidenti della storiografia recente, Conticelli, cioè il facile ricorso alla mitizzazione degli avvenimenti. Lo spiega lui stesso: ‘In realtà è l’attuale sistema della comunicazione ad allontanarsi non di poco dalla ricerca storiografica completa e riscontrabile. Oggi la notizia ha caratteristiche di rapidità tali che viene premiato colui il quale la immette per primo sul mercato e non chi la fornisce con i necessari elementi di veridicità e fedeltà al reale. In ragione della diffusione dei social l’analisi storica subisce lo stesso processo, fortemente involutivo. Ormai i documenti storici, che pure circolano ben più numerosi che in passato, non vengono più neanche consultati, ci si basa piuttosto su precedenti uscite nei canali web spesso incontrollati o facenti capo a gestori sconosciuti. Il risultato è che la storia d’Italia sembra essere affidata, più che agli storici che attingono a fonti certe e documentate, alle serie tv, con il risultato di spettacolarizzare il racconto, appunto mitizzandolo e dunque allontanandolo sempre più dalla realtà’. La questione è talmente seria e attuale che tocca il profilo didattico dei giovani in età scolare, i quali spesso crescono senza un’adeguata conoscenza storiografica dei fatti che hanno riguardato l’Italia nel Novecento e nei successivi decenni fino alle stagioni attuali, con conseguenze negative sulle loro scelte sociali e politiche. Da qui l’esigenza, avvertita dal Rotary, di interrogarsi su queste manchevolezze per tentare di restituire al dibattito culturale gli elementi decisivi per una valutazione completa da parte dei giovani, e insieme per un’adeguata rilettura in capo ai meno giovani, della storia che ha riguardato i nostri nonni, i nostri padri, e che inevitabilmente riguarda ogni giorno tutti noi