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La sanità dei campanili non regge più e Orvieto lo sa bene

immagine generata con l'IA

Che confusione sulla sanità! Proclami, qualche concorso, promesse e intanto il PSSR sta andando avanti e le indiscrezioni non lasciano presagire nulla di buono per Orvieto e il suo territorio. Già, indiscrezioni ma nessuna certezza, però la politica già parla, a volte straparla, da tempo. “Stiamo migliorando”; “c’è qualche segnale di miglioramento però…”.

Dove è la realtà? Intanto abbiamo un concorso per direttore di cardiologia bloccato da un ricorso. Ora è stato tutto rivisto con la conferma del primo posto per il dottor Testa, ma quanta fatica e quanta approssimazione.

Concorso a parte abbiamo qualche dottore spostato da un posto all’altro e dei concorsi che devono essere espletati. Ma si troveranno i professionisti? Bella notizia i concorsi dedicati ma non cambia la situazione. Manca attrattività a Orvieto. Un giovane professionista che vuole crescere andrà con più facilità nei grandi centri o negli ospedali che assicurano una grande varietà di casistica. Sempre secondo le indiscrezioni, quindi passibili di rettifica, di Orvieto non si fa parola.

Si deve guardare anche in faccia la realtà. L’Umbria ha poco meno di 800 mila abitanti, in gran parte over 60, e non può continuare a investire su ospedali ogni 20 mila abitanti. Ben vanga la sanità in convenzione che non è concorrente, ma di supporto. “Ma si arricchisce il privato” spiegano coloro che non ne vogliono sentir parlare, ma laddove il servizio al cittadino funziona lo si fa anche grazie alle convenzioni. E poi c’è sempre qualcuno che si arricchisce: case farmaceutiche, fornitori beni di consumo, macchinari e via scorrendo l’intera catena”. Ma la questione più delicata riguarda la spesa sanitaria che sembra rispondere oggi ad aree di influenza più che a logiche di risparmio. Assisi, a due passi da Perugia, s’investe sull’ospedale; Narni e Amelia, a due passi da Terni, s’investono denari sul nuovo ospedale e guai a chi lo tocca, mentre a Terni si lesina sul centesimo. E poi Spoleto, 15 minuti in auto da Foglino dove va gran parte del bilancio della USL Umbria 2.

Chi soffre? Innanzitutto soffrono i grandi poli di Perugia, Terni e Foligno che devono gestire già oggi la fetta maggiore di richieste di cura e diagnostica. Soffrono gli ospedali periferici come la Valnerina e Orvieto. Soprattutto nell’ultimo caso, da circa un decennio non abbiamo rappresentanti di perso in Regione. Basta guardarsi intorno per avere risposte chiare su Narni, Amelia, Assisi.

Come risparmiare? Non è il nostro ruolo ma cerchiamo di carpire suggerimenti ascoltando chi ne sa più di noi. Intanto bisogna assolutamente tagliare il circuito malato del risparmio sulla spesa farmaceutica che ingrossa gli emolumenti dei dirigenti. Pensare ad una unica USL, magari non a Perugia o Foligno, con aziende ospedaliere che controllano più poli e i distretti come interfazzia con la USL unica. Si deve avere il coraggio di riclassificare gli ospedali, procedendo a diversificazioni e rimodulazioni con lo spostamento di personale laddove effettivamente serve. Bisogna avere il coraggio di spiegare che alcuni reparti non possono continuare ad esistere anche per la sicurezza stessa dei pazienti: punti nascite su tutti. Un ospedale ogni 15 minuti di auto non è sostenibile, neanche nelle grandi regioni. Per farlo bisogna essere totalmente trasparenti, comunicare in maniera giusta, spiegando i risparmi e reinvestendoli, in parte, nel monitoraggio dei cronici e in servizi sul territorio per alleggerire le strutture ospedaliere.

Sogni, per ora, ma la sostenibilità della spesa per la sanità pubblica obbligherà a ripensare i modelli organizzativi e gestionali e alla collaborazione con i privati a saldo zero per i cittadini che troveranno servizi migliori e più puntuali ad eguale costo e con il bilancio regionale più stabile senza la necessità di tartassare i cittadini con addizionali più o meno dedicate.