Abbiamo ricevuto e molto volentieri pubblichiamo la lettera di un cittadino orvietano (la mail è arrivata firmata così come abbiamo richiesto da tempo). Non è una lettera qualsiasi di protesta, è molto di più. E’ un appello, un racconto straziante che abbiamo deciso di seguire passo dopo passo. Qui abbiamo non uno ma più problemi complessi, un primo e principale una bambina con patologia che, e questo è un aggiornamento, ha ottenuto la ertificazione della Legge 104; una casa che non ha numero civico nper varie motivazioni che ci ha spiegato chi. ci ha scritto. Per correttezza abbiamo informato della lettera ricevuta anche l’amministrazione e fin da ora ci rendiamo disponibii ad ospitare eventuali repliche, spiegazioni e impegni per risolvere una questione che per questa famiglia è di grandissima importanza. (la foto è indicativa esclusivamente della zona e non fa riferimento ai protaognisti di questa lettera)
Cara Orvieto, sono entrato in punta di piedi e mi hai accolto come fossi tuo figlio.
Già da piccolo, trascorrere qui le estati e le festività mi regalava gioia e spensieratezza. Sognavo un giorno di poter offrire ai miei figli quelle stesse sensazioni e, grazie a una combinazione di scelte, determinazione e fortuna, questo sogno è diventato realtà. La vita di città mi ha dato molto e non posso rinnegarla, ma tu, cara Orvieto, mi hai donato una famiglia, un nuovo lavoro e una casa.
Proprio da quest’ultimo punto nasce, purtroppo, un problema che da anni pesa su di me e che ha ripercussioni su tutto ciò che di bello ho costruito qui.
Ci siamo affidati con fiducia all’acquisto di un immobile, convinti di realizzare un sogno, ma quello che doveva essere il nostro rifugio si è trasformato in un percorso irto di ostacoli. Da tempi che si dilatano oltre ogni previsione, a promesse non mantenute, fino a problematiche burocratiche che ci hanno lasciati in una condizione di precarietà inimmaginabile che ci ha fatti sentire traditi.
La gestione della nuova zona residenziale del Fanello, in particolare il proseguimento di Via dei Tulipani, si è rivelata complessa sotto molteplici aspetti, con conseguenze pesanti non solo dal punto di vista economico, ma anche per la salute e il benessere quotidiano della mia famiglia, in particolare dei nostri due bambini, di cui uno ancora molto piccolo.
Da tempo temevamo che la mancanza di una residenza formale potesse diventare un problema serio e negli ultimi mesi questa preoccupazione si è concretizzata. La residenza, che dovrebbe essere un diritto garantito in un paese civile, ci viene negata per lungaggini burocratiche e ritardi che sembrano non avere fine. Abbiamo assistito a riunioni con le istituzioni, promesse di risoluzione in tempi brevi e impegni che, con il passare dei mesi, si sono dissolti nel nulla. Le ultime promesse risalgono alle scorse elezioni e ancora una volta nulla di fatto. Oggi, marzo 2025, ci troviamo sempre nella stessa identica situazione.
Questo piccolo problema, per Te sarà una inezia, ma per la mia piccola bimba no: la sua patologia, da quanto è in grembo, le aveva dato solo il 30% di sopravvivenza e solo grazie all’aiuto divino e di medici all’altezza della situazione si è tramutata in una realtà. Oggi lei vive. E’ una neonata come tante altre, anche se deve avere un’assistenza più “particolare” ed assidua. Controlli domiciliari e ambulatoriali che riempiono le giornate mie e di mia moglie, si susseguono settimanalmente. Il suo “banale” problema nasce proprio quando dobbiamo chiedere o ricevere assistenza, non avendo una residenza da comunicare. Ma “banalmente” dobbiamo uscire di casa e andare incontro ai dottori o infermieri di turno che devono visitarla ed indicargli dove vive. Altro problema è comunicare la residenza di una bimba che non la ha; dovendo produrre, per forza, documenti inerenti la sua patologia e situazione clinica, la sua casa ad oggi è l’ultima dove sono vissuti i suoi genitori e dove lei non ha mai messo piede. Altro intoppo, senza residenza, le comunicazioni o la corrispondenza che lei deve ricevere di diritto, (codice fiscale richiesto più volte e andato perso in chissà quale indirizzo, carta di identità, comunicazioni dalla USL e per ultimo il responso della valutazione medica per la legge 104) vanno disperse nei meandri della burocrazia italiana e solo grazie alla nostra pazienza e attenzione riusciamo (a volte) a recuperare non senza problemi. In caso di emergenza non sappiamo dove far arrivare i soccorsi perché, mi auguro non accada mai, non potremmo in quel caso uscire dall’abitazione e segnalare la nostra posizione.
Questa lettera è la voce di un padre e di una madre stanchi ma non rassegnati, che credono ancora nella possibilità di trovare una soluzione. Non può essere questa la realtà che vogliamo per i nostri figli, non può essere che la loro serenità e il loro diritto a crescere in un ambiente sicuro siano ostacolati da ritardi e inerzie amministrative. Spero che queste parole possano arrivare a chi di dovere, affinché si comprenda che anche chi non ha voce ha comunque dei diritti.
Voglio ancora credere che tu, mia cara Orvieto, saprai dimostrarti la città accogliente che ho sempre amato.
Con speranza e fiducia
Lettera firmata “un cittadino di Serie B”
P.S. una cosa è doverosa da precisare. In questa triste storia devo comunque ringraziare lil personale del distretto sanitario della USL che doverosamente e con senso civico ci ha supportato appena mia figlia è arrivata a casa dopo la sua vacanza forzata al Bambino Gesù di Roma di quasi 3 mesi. Tutti hanno capito la situazione e, devo essere sincero, mi hanno positivamente sorpreso per la loro professionalità e attenzione.
A loro va un grande e doveroso ringraziamento.