A giugno del 2024 si è votato e ha vinto sul filo di lana Roberta Tardani. Al primo turno l’inatteso exploit del blocco civico guidato da Roberta Palazzetti. Poi due settimane di trattative, dialoghi, scontri per arrivare all’apparentamento o alla desistenza in favore di Stefano Biagioli. Niente da fare. Alla fine l’unità del centro-destra ha vinto con Roberta Tardani che è stata confermata sindaca per il suo secondo mandato. Si deve partire da qui per continuare la cronaca politica più recente, fino ad oggi. Iniziamo proprio con Roberta Palazzetti, che è stata la novità alle elezioni e che ora dall’opposizione continua la sua battaglia per una città più vicina alle esigenze dei suoi abitanti.
In questi primi mesi il rapporto con la sindaca Roberta Tardani come è stato impostato?
Mediaticamente, la guerra Roberta Contro Roberta può essere invitante, ma non è la personalizzazione del confronto il punto chiave. Parlerei invece, di come ho impostato il rapporto con la Giunta e le forze di maggioranza che la esprimono. Ho impostato il rapporto su due pilastri fondamentali. Il primo è rappresentare i bisogni della città e dei cittadini in ogni circostanza. Il secondo è svolgere il mio ruolo di Consigliere di Opposizione, quindi di controllo, di impulso e di indicazione di nuove vie per la crescita della città. Al momento, nonostante le dichiarazioni, rilevo una mancanza di apertura da parte della maggioranza e della Giunta a un confronto reale e collaborativo sui progetti e temi centrali per Orvieto. Spero vivamente che questa situazione cambi in futuro.
Da nuova Consigliera comunale, cosa vede ora operando dentro il Palazzo?
Essere all’interno dell’istituzione ha aumentato le mie preoccupazioni sul futuro della città. Rilevo una mancanza di visione strategica su come rilanciare l’economia, l’occupazione, i servizi e lo sviluppo urbano. La gestione appare spesso improvvisata, dagli interventi sugli spazi urbani fino all’allocazione dei fondi, che sembrano una semplice replica delle annate precedenti. Non c’è traccia di politiche mirate a giovani, sviluppo economico o investimenti privati. Nessun intervento su come organizzarci al fine di attingere a finanziamenti europei o nazionali né una proposta su come favorire e attrarre investimenti privati. Inoltre, i progetti esistenti soffrono di carenze gestionali: lavori pubblici fatti male, fondi inutilizzati e spazi recuperati senza un piano che ne chiarisca la funzione, le finalità e ne assicuri la sostenibilità economica. Questa situazione comporta costose perdite di opportunità.
Dopo le vicende legate al ballottaggio quali sono i rapporti con i consiglieri dell’opposizione?
Dopo le difficoltà legate al ballottaggio, siamo riusciti a instaurare una collaborazione rispettosa delle differenze. Questo ci ha permesso, in soli sei mesi, di presentare circa 30 proposte e richieste unitarie su tasse, trasporti, servizi sociali e spazi pubblici. L’analisi delle proposte amministrative è altrettanto collaborativa, con il risultato di un confronto ricco, che unisce esperienze e competenze diverse, accomunate dal desiderio di servire al meglio Orvieto e i suoi cittadini.
Centro storico e turismo, un binomio vissuto in maniera conflittuale. Il nuovo regolamento sulle strutture extra-alberghiere può essere il segnale di un’inversione di tendenza?
Per superare il conflitto tra Centro Storico e turismo, cioè tra residenti e turisti, serve ben altro. Serve un piano di recupero dei molti spazi abbandonati per far fronte alle esigenze residenziali, ripopolare il centro storico di residenti e di servizi. Serve un piano di mobilità e parcheggi in grado di conciliare le esigenze di residenti del centro storico, di orvietani e di turisti. Serve una politica turistica e di promozione dell’intero territorio, che porterebbe al doppio vantaggio di diluire le presenze su un’area più vasta e prolungare il tempo di permanenza dei turisti. In mancanza di tutto ciò, il centro storico continuerà a perdere residenti e quindi servizi, smetterà di essere il punto di socialità degli orvietani, mentre i turisti si troveranno incastrati con le auto in qualche vicoletto della nuova Orvieto-Land.
Quello approvato in consiglio è solo un inefficace regolamento
Non esiste nessun nuovo regolamento sulle strutture extra alberghiere in centro. Quello approvato due giorni fa in Consiglio è solo un inefficace regolamento sull’uso residenziale dei piani terra su cui ho votato contro. Si tratta di un regolamento che non affronta il problema dell’uso ricettivo-turistico e crea inoltre differenziazioni di trattamento nelle varie parti del centro storico che, non giustificate nell’atto, sono facilmente impugnabili e contestabili.
Dopo l’audizione della presidente del CSCO Liliana Grasso abbiamo un quadro più completo del bilancio e della attività e delle criticità dell’Ente. Quali sono le leve per rilanciare definitivamente il CSCO e soprattutto è giusto insistere su università e master post-universitari?
La formazione rappresenta un’opportunità di crescita per Orvieto, ma è essenziale puntare su competenze realmente richieste, come quelle STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica- Rapporto Confindustria 2024). Molte aziende stanno investendo in questo tipo di formazione. Il governo ha stanziato 1,5 miliardi di euro solo per gli ITS Academy tramite il PNRR, e nuovi investimenti sono in cantiere a partire dal 2025. Quindi credo fortemente che la formazione possa rappresentare un veicolo di crescita culturale ed economica per Orvieto. Se fossi il Sindaco di questa città investirei il mio tempo e le mie relazioni per promuovere Orvieto come centro di formazione presso le grandi realtà pubbliche e private che oggi più che mai spendono in formazione. In questa logica ridisegnerei il ruolo del CSCO, le figure che lo animano e I suoi finanziamenti. Bisogna avere una visione larga e lunga su dove vogliamo andare e poi costruire con le giuste risorse un percorso. Altrimenti, ci ritroveremo qui tra 5 anni con le stesse delusioni e le stesse domande, nonostante il grande lavoro e dedizione dimostrato dalla Presidente Liliana Grasso.
I servizi per i cittadini sono il tallone d’Achille delle ultime amministrazioni. Si può agire e in che modo oppure la crisi demografica sarà un punto di non ritorno per alcuni servizi a partire da trasporti e sanità?
La crisi demografica incide, ma non è l’unica spiegazione né può diventare la giustificazione per il declino dei servizi. Ad esempio, il nostro ospedale ha perso pazienti non per motivi demografici, ma per l’offerta migliorata di altre strutture vicine, come Viterbo. Inoltre anche se nascono meno bambini, è anche vero che l’invecchiamento della popolazione aumenta la necessità di prestazioni mediche e ospedaliere. Analogamente, i trasporti per pendolari soffrono di una spirale negativa che potrebbe essere invertita migliorandone la qualità, attirando più utenti. Quanti sono gli studenti che si sono spostati a vivere a Roma invece di fare i pendolari? Quanti sono i residenti che oggi vivono nella capitale dove lavorano invece di vivere ad Orvieto? Quanti sarebbero i turisti in più che verrebbero ad Orvieto via treno se gli orari fossero decenti? Insomma, se esiste una relazione tra meno abitanti e meno servizi, migliorare i servizi è uno strumento per aumentare gli abitanti. Per questo tutte le forze locali, indipendentemente dal colore politico, dovrebbero lavorare insieme e compatte per portare sul tavolo regionale e oltre i bisogni e le richieste della città.
PNRR e Orvieto: occasione agganciata, sfruttata male o persa?
Il PNRR è la versione italiana del piano europeo chiamato Next Generation EU, nato con l’obiettivo di rilanciare l’economia post-Covid per le future generazioni. Ad Orvieto questo non avverrà, se non in misura estremamente marginale. Intanto abbiamo preso pochi soldi: circa 20 milioni in meno di quanto ci sarebbe spettato in funzione della popolazione. In secondo luogo, una volta completati tutti i lavori (entro Marzo 2026, e non sarà facile), le ricadute economiche saranno minime. Infatti i progetti finanziati dal PNRR ad Orvieto sono per lo più un ripristino o, nei casi migliori, un potenziamento di servizi già esistenti. L’esempio perfetto sono i due grandi progetti presentati dal Comune: il rifacimento dell’asilo di Sferracavallo ed il nuovo centro per le politiche sociali a Orvieto scalo. In entrambi i casi non si genererà alcun nuovo sviluppo o posto di lavoro. Ma se il PNRR è stata un’occasione persa per il nostro Comune, ci sono e ci saranno in futuro altri fondi e finanziamenti a cui accedere. La domanda è se abbiamo oggi una struttura in grado di farlo. E purtroppo la risposta è ancora no.