La mozione presentata dai Consiglieri di maggioranza offre una lettura parziale e strumentale della manovra fiscale approvata dalla Regione Umbria. Una ricostruzione che ignora il contesto reale dei conti pubblici e che non propone alcuna alternativa credibile. Per questo è necessario chiarire i fatti.
La manovra nasce da una situazione di bilancio ereditata senza margini di flessibilità. In particolare, il disavanzo sanitario 2024 – pari a 73 milioni di euro – era privo di copertura, così come non erano finanziati gli obblighi legati al contributo alla finanza pubblica imposto dal Governo, che per l’Umbria supera gli 80 milioni di euro nel periodo 2025-2029. Senza un intervento tempestivo, il rischio concreto sarebbe stato il commissariamento della sanità e il taglio dei servizi.
L’analisi affidata a KPMG non è stata un’operazione di propaganda, ma uno strumento tecnico, utilizzato da molte amministrazioni, per valutare criticità legate a dinamiche nazionali come inflazione sanitaria, costi energetici e rinnovi contrattuali. Anche la Corte dei Conti ha confermato che l’equilibrio del sistema sanitario è stato garantito solo grazie a misure straordinarie e non strutturali: proprio questo ha reso necessario rafforzare in modo stabile le entrate.
La manovra è stata indispensabile anche per non perdere risorse europee. Senza il cofinanziamento regionale, l’Umbria avrebbe dovuto rinunciare a quasi mezzo miliardo di euro. Grazie all’intervento della Giunta sono stati attivati 155 milioni di euro del Fondo sociale europeo, destinati a diritto allo studio, lavoro, politiche sociali, inclusione e housing sociale, e oltre 124 milioni di euro del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, a sostegno di imprese agricole, aree rurali e Gruppi di azione locale.
Dopo aver messo in sicurezza sanità, conti pubblici e fondi europei, le risorse residue sono state destinate a settori strategici: più fondi per la non autosufficienza, il trasporto pubblico locale, le infrastrutture, l’agricoltura, la tutela del territorio e la cultura. Tutti i dati sono disponibili nella relazione all’assestamento di bilancio.
Sul piano fiscale, la scelta è stata chiara: tutelare i redditi medio-bassi e rafforzare la progressività. Il 71 per cento dei contribuenti umbri, con redditi fino a 28mila euro, non paga l’addizionale regionale IRPEF. Per i redditi tra 28mila e 50mila euro è prevista una detrazione di 150 euro. Il contributo maggiore riguarda solo il 6 per cento dei contribuenti con redditi oltre i 50mila euro. L’addizionale per i redditi più bassi è oggi la più bassa tra le Regioni a statuto ordinario.
I confronti con altre Regioni, spesso evocati in modo superficiale, non tengono conto del livello dei servizi garantiti e dell’assenza di piani di rientro. I dati del MEF confermano che l’aliquota media dell’Umbria è inferiore a quella di molte altre Regioni.
Infine, non c’è alcuna anomalia né sulla decorrenza delle aliquote dal 1° gennaio 2025 né sulle previsioni al 2028, che rispondono a criteri di prudenza e sostenibilità. Promettere oggi tagli fiscali senza copertura significherebbe scaricare domani il costo sui servizi o sui cittadini più fragili.
La manovra è stata una scelta difficile ma necessaria. Serve a difendere la sanità pubblica, garantire servizi essenziali, attrarre risorse europee e sostenere lo sviluppo dell’Umbria. Le polemiche della maggioranza restano prive di basi economiche, denotano scarsa conoscenza delle normative in materia e rischiano solo di confondere i cittadini mettendo a repentaglio l’interesse generale.
Cristina Croce – Capogruppo PD Orvieto
