A margine dell’incontro stampa con il segretario generale della Filt-Cgil, Ciro Zeno, abbiamo dato uno sguardo a cosa si trova davanti chi scende da un treno per poi salire a Orvieto. E’ veramente desolante. La stazione è un vero e proprio biglietto da visita. E’ il primo contatto con la città. Poi arriva l’accoglienza, il ristorante, il caffè e la bellezza della rocca e dell’intero territorio.

La prima stonatura, sembrerà sciocco, la si nota proprio guardando la stazione. Non è indicata la città, un semplice “Stazione FS”, nulla più. Anche a Roma, dicasi Roma, Termini è scritto bello grande all’ingresso, non ci si può sbagliare. Seconda stonatura, manca l’orologio, un punto distintivo in una stazione ferroviaria, sono solo all’interno. Giri lo sguardo e ti ritrovi ad un reperto di archeologia industriale, una palina informativa nel bel mezzo della piazza. Appare un’informazione sgrammaticata d’epoca con addirittura “ATC”, che ormai è scomparsa come azienda di trasporti da più di tre lustri. Una palina inutile in una piazza disegnata in un’altra epoca, oggi inadeguata per il traffico cittadino e soprattutto negli orari di arrivo dei bus extraurbani che praticamente bloccano, loro malgrado, la circolazione proprio alla stazione con buona pace di chi, magari, deve prendere un treno proprio in quel momento.

Ultimo sguardo alla stazione di valle della funicolare, attualmente chiusa per lavori di manutenzione. La tettoia rotta è lì, altro segno di archeoarchitettura e testimonianza della sciatteria regnante nell’area. Potremmo continuare con lo scheletro dell’edicola, all’interno della stazione. La scala im-mobile d’ingresso a Piazza della Pace destinata a essere cancellata per decisione del gestore ma che continua a essere lì seminascosta da verde selvaggio e coperture edili. L’intera area del parcheggio buia, con parcheggi anarchici fuori dagli spazi, erba incolta, sporcizia e chi più ne ha più ne metta. Amen!
Rendiamo decente il principale biglietto da visita della città e soprattutto il primo colpo d’occhio per chi arriva e per chi ogni giorno è costretto a prendere i treni. Un po’ di bellezza non guasta, ce lo hanno insegnato i nostri avi.