Cosa sognano i giovani orvietani? Quanto credono nel loro futuro? E che ruolo ha il territorio nelle loro scelte? L’indagine demoscopica “Progettando il domani – Le aspirazioni professionali dei giovani”, realizzata dall’impresa sociale Cittadinanza Territorio Sviluppo nell’ambito di un PCTo con i due istituti d’istruzione superiori di Orvieto su un campione di 732 studenti i, traccia un ritratto completo, con alcune interessanti sorprese a partire dallo scarso peso degli influencer sulle scelte importanti, dove, invece, stravincono famiglia e scuola.
Con l’87% degli studenti coinvolti (su 839 iscritti), l’indagine rappresenta in modo ampio e accurato la realtà giovanile orvietana. Il campione – equilibrato per genere e con un’età compresa tra i 16 e i 20 anni – include una significativa quota di studenti residenti fuori comune e una minoranza di maggiorenni, segnale di un’apertura a orizzonti non esclusivamente locali. La gran parte di questi spera di riuscire a fare il lavoro desiderato, ma il 66% teme difficoltà nel raggiungere i propri obiettivi. Il dato riflette una generazione che sogna, ma non è ingenua. Le ragazze si mostrano più consapevoli delle difficoltà (54%) rispetto ai coetanei maschi (43%). Le motivazioni che guidano le scelte sono indicative: per la maggior parte, ciò che conta è “lavorare in qualcosa che piace”, seguito da “guadagnare bene” e “aiutare gli altri”. I valori personali e relazionali sembrano prevalere sulla pura logica del profitto, soprattutto tra le ragazze.
Il territorio che non trattiene
Solo il 24,4% degli studenti dichiara di voler costruire il proprio futuro professionale nell’Orvietano. Il restante 75,6% desidera trasferirsi altrove. Ancora più marcata è la differenza tra i generi: il 78% delle ragazze vuole lavorare all’estero, mentre tra i ragazzi la percentuale scende al 24%. Un dato che dovrebbe far riflettere istituzioni, scuola e imprese locali sulla necessità di rendere il territorio attrattivo per i giovani, sia in termini di opportunità formative che lavorative.
Professioni più ambite e (poca) chiarezza
Solo il 53% degli studenti ha le idee chiare su cosa vorrà fare da grande. Le sei professioni più desiderate rientrano principalmente in tre aree: tecnico-scientifica, medico-sanitaria e giuridica. Eppure, resta ampio il bisogno di orientamento: meno della metà ha un modello di riferimento, e influencer e social media hanno un impatto trascurabile (solo il 2% li indica come guida). I giovani si affidano piuttosto a genitori (45%) e scuola (24%) per prendere decisioni sul futuro. I dati mostrano una forte tenuta dei modelli educativi tradizionali e una debolezza delle figure mediatizzate.
Intelligenza emotiva e resilienza: asset da non sprecare
Il 69% degli studenti afferma di saper riconoscere le proprie emozioni e il 77% quelle degli altri. Alla domanda su come reagiscono alle difficoltà (brutto voto, delusione, insuccesso), il 77% risponde che tende a riprovare o reagire positivamente. Una generazione che mostra doti di resilienza e intelligenza emotiva – competenze sempre più centrali anche nel mercato del lavoro.
Studio: sì alla laurea, ma con i piedi per terra
Il 50,3% degli studenti intende proseguire all’università, con un orientamento prevalente verso i corsi di laurea magistrale o a ciclo unico. I settori più gettonati per l’università sono:
- Area medico-sanitaria
- Economia e giurisprudenza
- Ingegneria e scienze applicate
A influenzare la scelta non è solo la passione, ma anche la vicinanza geografica: molti ragazzi vorrebbero evitare lo sradicamento grazie a soluzioni digitali o università “di prossimità”.
Il confronto con il 2024
Rispetto all’anno precedente, il report 2025 evidenzia:
- Una crescita nella partecipazione (+116%)
- Un calo dei genitori autonomi (-8%), con aumento di famiglie a doppio reddito (+6%)
- Un lieve calo della chiarezza sul futuro (-4 punti)
- Una diminuzione del ricorso agli influencer (dal 4% al 2%)
- Un aumento degli studenti che cercano attivamente orientamento (ricerche online +5%)
Conclusioni: un appello alla comunità
Il report si chiude con una serie di raccomandazioni concrete:
- Rafforzare l’orientamento scolastico con esperienze reali e testimonianze dirette
- Potenziare il legame tra scuola e lavoro locale
- Valorizzare le competenze trasversali (empatia, resilienza, autoefficacia)
- Promuovere opportunità per trattenere i talenti sul territorio
Orvieto ha quindi perso appeal come comune di residenza e lavoro, in favore dell’estero in particolare. Sicuramente è giusto che i giovani facciano esperienze lontani da casa, dalla famiglia, ma in una fase successiva sarebbe auspicabile un ritorno in Italia anche per proporre novità, know-how nelle professioni. Spicca anche la discesa nelle preferenze del lavoro autonomo e nella creazione di imprese in favore di quello dipendente anche se nel privato, cioè senza le tradizionali certezze del pubblico impiego.