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Economia umbra, previsioni al ribasso per CNA: pesa il calo delle imprese e dell’export

Un anno partito sotto il peso di previsioni di crescita già modeste rischia di proseguire, per l’Umbria, in modo ancora più debole del previsto. A segnalarlo è il nuovo report realizzato per CNA Umbria dal Centro Studi Sintesi.

“Se l’Italia è il Paese più indebitato e quello con i peggiori tassi di crescita tra i membri dell’Unione europea, per l’Umbria il quadro appare ancora più fragile”, ha dichiarato il presidente regionale della CNA, Michele Carloni. “La stima di un Pil in crescita dello 0,7% formulata a inizio anno oggi appare decisamente sovrastimata. È più probabile, invece, una revisione al ribasso di mezzo punto, con un risultato finale intorno al +0,2% rispetto al 2025, cioè la metà della crescita attesa per l’Italia”.

Il quadro potrebbe peggiorare ulteriormente se la crisi internazionale legata al conflitto in Medio Oriente dovesse continuare a incidere sull’approvvigionamento e sulla circolazione dei combustibili fossili. Per CNA, proprio per questo, la crescita delle imprese umbre dovrebbe essere posta al centro delle politiche regionali: senza sviluppo economico non ci sono le risorse necessarie per finanziare sanità, welfare, cultura e investimenti strategici per rendere l’Umbria più attrattiva.

Secondo il report, nel 2026 sono attesi in contrazione anche gli investimenti. Dopo un aumento del 4,3% registrato nel 2025 rispetto all’anno precedente, il nuovo scenario prevede una crescita più contenuta, pari all’1,6%, pur in un contesto in cui è entrata in funzione la Zes, con incentivi rilevanti per le imprese che investono in progetti da almeno 200mila euro.

Il quadro dei consumi resta debole. Dopo il ritorno ai livelli pre-Covid nel 2025, nel 2026 la crescita si fermerebbe a un modesto +0,4%, complice anche l’inflazione, attesa in aumento rispetto al 2,4% del 2025, soprattutto nei settori dei servizi ricettivi e della ristorazione. In calo anche le esportazioni, previste a -1%. Intanto, continua a restringersi l’accesso al credito per micro e piccole imprese, che rappresentano quasi la totalità del tessuto produttivo umbro ma intercettano solo il 18% dei prestiti complessivi destinati alle imprese della Regione.

Il report registra inoltre una nuova flessione del numero complessivo delle imprese, scese del 2% a marzo 2026. Il calo è ancora più marcato nell’artigianato: su 77.589 imprese attive in Umbria, quelle artigiane sono 19.204, con una riduzione del 5,8% rispetto al 2019. A soffrire di più sono agricoltura, manifattura e commercio, mentre crescono le attività legate alla ricettività e ai servizi, sia tradizionali sia innovativi.

Tra i dati positivi c’è l’occupazione, aumentata di 19.500 unità negli ultimi sei anni e sostanzialmente stabile nel 2026 (+0,1%). Il risultato è sostenuto soprattutto dalla manifattura e dalle costruzioni, settore che negli ultimi anni ha registrato una forte espansione, ma che secondo altre stime potrebbe conoscere un rallentamento nel 2027.

Carloni richiama infine la necessità di una strategia di lungo periodo. Per rilanciare l’Umbria servono piani pluriennali capaci di sostenere manifattura e costruzioni, agendo su internazionalizzazione, innovazione, investimenti ed energia. “Le imprese umbre pagano l’energia il 40% in più rispetto ai competitor europei”, ha ricordato. “Come possiamo essere più attrattivi senza infrastrutture adeguate e senza una visione di lungo periodo che valorizzi i nostri settori di forza, a partire dal made in Italy, e sostenga anche micro e piccole imprese, che sono l’ossatura del sistema produttivo regionale?”.