C’è un luogo, nel cuore di Orvieto, dove il silenzio millenario di una chiesa sconsacrata si intreccia con l’eleganza contemporanea dell’alta cucina. Si chiama Coro, e in poco più di un anno ha conquistato la critica gastronomica italiana e l’attenzione della scena internazionale. Ospitato all’interno di un edificio sacro del XVI secolo, restaurato con sensibilità e visione dall’architetto Giuliano Andrea dell’Uva, Coro non è solo un ristorante, ma un progetto che fonde architettura, identità e narrazione in un’esperienza gastronomica immersiva. Le alte volte, la luce naturale, il tufo e il legno dialogano con una cucina fine dining che sa essere sofisticata senza perdere calore.

A firmarla è Ronald Bukri, chef e cofondatore del ristorante insieme a Francesco Perali, maître e direttore di sala. Una sinergia che ha già raccolto riconoscimenti significativi: Coro ha ottenuto due Forchette nella Guida del Gambero Rosso e si è classificato finalista ai The Fork Awards 2024, nella categoria delle migliori nuove aperture dell’anno.
Ma il traguardo più prestigioso è arrivato in questi giorni: Coro è stato inserito tra i “World’s Most Beautiful Restaurants 2025” nell’ambito del Prix Versailles, il riconoscimento internazionale patrocinato da UNESCO e Nazioni Unite che celebra le eccellenze mondiali nell’architettura commerciale, premiando estetica, impatto culturale e sostenibilità.
Su sedici ristoranti selezionati in tutto il mondo, Coro è l’unico italiano. A dicembre gareggerà per uno dei tre titoli mondiali messi in palio dal Prix Versailles: il Premio principale, la Menzione Interni e la Menzione Esterni. Una candidatura che conferma la potenza del racconto spaziale del locale: non una scenografia, ma una forma viva di espressione, dove il passato dialoga con il presente e l’identità si racconta in ogni dettaglio. Un progetto che ha saputo trasformare un luogo sacro in un’esperienza sensoriale completa, dove ogni gesto, dal piatto servito al suono della sala, è pensato per essere parte di una liturgia laica del gusto.

Con Coro, Orvieto entra nella mappa della gastronomia e del design mondiale. E lo fa con la grazia di chi non urla, ma lascia parlare la bellezza.
