La chiusura del Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto torna al centro del dibattito pubblico con l’iniziativa della deputata umbra del Movimento 5 Stelle, Emma Pavanelli che ha annunciato il deposito di una interrogazione parlamentare rivolta ai ministri dell’Interno e della Cultura. L’intervento arriva dopo oltre un anno di chiusura del complesso museale e dopo mesi di richieste di chiarimento provenienti da cittadini, operatori culturali e amministratori locali.
Per Pavanelli la situazione è diventata insostenibile: la chiusura prolungata del complesso, senza una data di riapertura né informazioni chiare sullo stato dei lavori, rappresenta una ferita aperta per la città. Il Museo dell’Opera del Duomo, che comprende il Palazzo Soliano, la Libreria Albéri e parte dei Palazzi Papali, è chiuso dal 1° settembre 2024 per “lavori di riqualificazione fino a data da destinarsi”, un avviso rimasto immutato per un anno intero senza aggiornamenti, documenti o cronoprogrammi pubblicati. Secondo la deputata non è solo la chiusura a destare preoccupazione, ma l’assoluta mancanza di trasparenza. I cittadini non conoscono i progetti, gli interventi previsti né le tempistiche. Pavanelli definisce paradossale che un ente di interesse pubblico operi senza un percorso chiaro e partecipato, soprattutto quando si tratta di un patrimonio identitario di tale rilievo.
La vicenda, tuttavia, non nasce con l’interrogazione parlamentare. Gli interventi annunciati dall’Opera del Duomo erano inizialmente limitati al riallestimento dei percorsi museali e alla valorizzazione del piano superiore del Museo Greco, ma la chiusura ha coinvolto anche spazi non menzionati e, fatto ancor più significativo, non è stata accompagnata da nessuna comunicazione istituzionale sullo stato dei lavori. Nell’interrogazione depositata, Pavanelli chiede ai ministeri di chiarire quali lavori siano effettivamente in corso, chi li stia dirigendo, quali risorse siano state impiegate, quali siano i tempi previsti per la riapertura e soprattutto quali strumenti saranno adottati per garantire trasparenza e accessibilità ai dati progettuali. La parlamentare sollecita inoltre un maggiore coinvolgimento della comunità locale, sottolineando che il patrimonio culturale non può essere gestito senza un adeguato livello di condivisione.
Nel frattempo, la discussione sulla chiusura del MODO prosegue su due livelli: da un lato la necessità di interventi strutturali che il complesso museale effettivamente richiede; dall’altro la preoccupazione crescente per l’assenza di una comunicazione chiara e per le conseguenze economiche e sociali che la lunga chiusura rischia di generare.
L’interrogazione porta ora la vicenda sul piano nazionale e ufficiale, chiedendo ai ministeri di intervenire per ristabilire chiarezza su una situazione che da mesi suscita interrogativi irrisolti. La città attende risposte, mentre resta aperto il nodo principale: capire quali lavori siano realmente in corso, quale sia lo stato di avanzamento e quando il Museo potrà essere restituito al pubblico.
