Welcare

Binari amari. Collegamenti tagliati e promesse mancate

I pendolari dell’orvietano sono disperati.  Le promesse di un ritorno alla normalità sono svanite nel nulla.  Dopo aver subito i disagi dei lavori, dall’8 maggio si ritorna all’antico, anzi al nuovo e disastroso orario pensato da Trenitalia.  Pochi treni da e per Roma, tanti in linea “lenta” e l’IC che assomiglia più a una tradotta militare che a un treno veloce.  Nel frattempo si potenziano i collegamenti con il resto dell’Umbria, in primis Assisi della presidente Proietti, senza colpo ferire, con la scusa del Giubileo.  La politica ha atteso troppo tempo e oggi ci ritroviamo con Orvieto semi-scollegata con Roma e Firenze nonostante abbia due linee ferroviarie che passano sul suo territorio, lo tagliano nel mezzo e ne subisca tutti i disagi, a partire dal rumore.

Piuttosto tardivamente sono arrivate le prese di posizione con l’ovvio scaricabarile sulla Regione.  Sì, è vero, è materia di competenza regionale ma i problemi vengono da lontano, almeno dagli ultimi cinque anni, se non di più.  E’ stato un lento e continuo stillicidio di spostamenti, tagli, rimodulazioni, lavori, bus sostitutivi poi definitivi.  Oggi la realtà è sotto gli occhi di tutti.  Andare o tornare da Roma si può fare con circa 1 ora e 30 minuti di viaggio, al netto dei ritardi, anche questi continui.  È del tutto irrilevante che Orvieto sia città turistica, per la politica locale a quanto pare, che abbia un migliaio di pendolari ogni giorno, questi reali, che pagano il loro abbonamento e magari anche il supplemento “TuttoTreno” per andare a lavorare o studiare.  Interloquire con la Regione, certamente, ma farsi sentire anche a Roma visto che il ministro afferente, Matteo Salvini, è “amico” dell’attuale giunta.  E allora risultano quasi stucchevoli e tardive le note dell’Amministrazione di Orvieto che insistono nel chiedere incontri e interventi della Regione senza alzare la voce e pensare ad azioni eclatanti, magari con la fascia tricolore, qui sì perché si rappresentano gli interessi della comunità.

I pendolari sono stanchi di promesse tradite e di richieste di incontri perché le ore in treno aumentano e la vita scorre, non si ferma in attesa di una soluzione.