Sulla riapertura della Strada Provinciale Bagnorese torna ad allungarsi l’ombra dei ritardi. Durante la recente visita a Orvieto, il presidente della Provincia di Terni, Stefano Bandecchi, aveva rassicurato amministratori e cittadini annunciando la riapertura dell’arteria entro la prima settimana di luglio. Un impegno che sembrava ormai a un passo dall’essere mantenuto.
Poi, il 2 luglio, il blitz della Guardia di Finanza tra Terni e Orvieto, con le perquisizioni disposte dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sugli affidamenti di alcuni appalti pubblici, tra cui quello relativo proprio ai lavori sulla Bagnorese, ha cambiato improvvisamente lo scenario.
Il primo a intervenire è stato lo stesso presidente della Provincia, Stefano Bandecchi, che ha ribadito la propria estraneità ai fatti e rilanciato critiche alla magistratura ternana. “Come sindaco e presidente della Provincia di Terni ho sempre operato con la massima trasparenza e nell’esclusivo interesse della comunità”, ha dichiarato, sottolineando che gli uffici dell’ente “sono sempre stati e saranno aperti alle autorità giudiziarie nel rispetto del principio di leale collaborazione tra le istituzioni”.
Bandecchi ha però espresso forti perplessità sull’impianto dell’inchiesta e sulle modalità con cui è stata resa pubblica, parlando di una “campagna mediatica ostile” e di una “gogna pubblica” che, a suo giudizio, contrasterebbe con il principio costituzionale della presunzione di innocenza. Il presidente ha inoltre annunciato di essersi già attivato per fornire tutta la documentazione richiesta agli inquirenti e di aver incaricato il proprio legale di verificare la legittimità degli atti compiuti nei suoi confronti.
Sul fronte operativo è invece intervenuto il vicepresidente della Provincia, Francesco Maria Ferranti, che ha spiegato le possibili ripercussioni immediate dell’inchiesta sulla riapertura della strada.
Ferranti ha ricordato che la Provincia, anticipando anche risorse regionali, aveva concentrato un importante sforzo tecnico ed economico per ripristinare la viabilità dopo la frana che, dalla fine di gennaio, tiene isolata una parte del territorio, causando pesanti disagi ai cittadini, ai Comuni interessati e alle imprese.
“Eravamo pronti a riaprire la strada provinciale a una carreggiata, mantenendo gli impegni assunti con i cittadini, con i sindaci e con il Comitato civico della Bagnorese”, ha spiegato il vicepresidente.
L’inchiesta, tuttavia, avrebbe bloccato l’iter amministrativo. “Il dirigente che avrebbe dovuto firmare l’ordinanza di riapertura non è attualmente nelle condizioni di poterlo fare a seguito dei fatti sopraggiunti”, ha affermato Ferranti, ammettendo che ciò comporterà inevitabilmente un ulteriore slittamento dei tempi.
La Provincia assicura comunque di essersi già attivata per individuare una soluzione amministrativa che consenta di superare rapidamente l’impasse. “Con i nostri uffici stiamo lavorando per dare già nei primi giorni della prossima settimana risposte concrete e positive al territorio”, conclude Ferranti.
Bandecchi, invece, ha scelto una linea molto più dura, trasformando la vicenda da questione amministrativa a scontro istituzionale. Pur ribadendo la propria disponibilità a collaborare con gli inquirenti, il presidente della Provincia ha contestato apertamente le modalità dell’indagine e gli effetti che questa avrebbe prodotto sull’attività dell’ente.
Nei fatti, però, il risultato è uno solo: la riapertura della Bagnorese, annunciata appena pochi giorni fa come imminente, torna nell’incertezza. La Provincia punta ancora a sbloccare la situazione nei primi giorni della prossima settimana, ma il cronoprogramma annunciato da Bandecchi durante la visita a Orvieto appare ormai difficilmente rispettabile. A pagare il prezzo di questa vicenda, ancora una volta, rischiano di essere cittadini, pendolari e imprese che da oltre cinque mesi attendono il ripristino di un collegamento viario considerato strategico per l’intero territorio.