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Più rifiuti in discarica senza il termovalorizzatore, chiesto un riesame del Piano umbro

Immagine creata con l'IA

Si muovono gli amministratori locali umbri per contrastare il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti della giunta Proietti. A farlo sono i sindaci di Todi, Orvieto, Foligno, Bettona, Umbertide, Cannara, il vicesindaco di Gubbio e alcuni consiglieri di Città di Castello, Gubbio, Foligno e Gualdo Cattaneo. I punti nodali sono la rinuncia al termovalorizzatore, l’aumento dei quantitativi destinati alle discariche e l’incertezza sulle soluzioni alternative per chiudere il ciclo dei rifiuti. Amministratori e consiglieri hanno scritto al Consiglio delle Autonomie Locali per chiedere il riesame dell’intero impianto del nuovo Piano regionale. Nel documento la richiesta più diretta per il territorio orvietano riguarda la discarica Le Crete: i firmatari chiedono di bloccare immediatamente il procedimento autorizzativo in corso, fino a quando non sarà chiarito il ruolo che l’impianto dovrà avere nel sistema regionale.

La presa di posizione nasce dalle perplessità sulla strategia delineata dalla revisione del Piano, che abbandona la previsione del termovalorizzatore e affida la chiusura del ciclo a una combinazione di obiettivi: crescita della raccolta differenziata, maggiore recupero di materia, nuovi impianti, produzione di combustibile solido secondario (CSS) e disponibilità di utilizzatori industriali. Un modello che, secondo i sottoscrittori, deve essere valutato non soltanto sulla base degli obiettivi programmati, ma anche considerando ritardi, risultati inferiori alle attese e difficoltà nel trovare sbocchi per i materiali prodotti.

Il primo elemento critico riguarda proprio il ricorso alle discariche. Secondo i dati riportati nel documento, il precedente scenario prevedeva per il 2030 un conferimento in discarica vicino al 7% dei rifiuti urbani, mentre la revisione prospetta una quota intorno al 13%. Nelle simulazioni richiamate, i flussi urbani e derivati destinati allo smaltimento passerebbero da circa 31mila a 61mila tonnellate.

I firmatari precisano che le basi previsionali non sono del tutto omogenee e chiedono quindi un confronto normalizzato e verificabile. Il punto politico e ambientale, tuttavia, viene posto con chiarezza: rinunciare al termovalorizzatore non può essere considerato automaticamente un vantaggio se, come conseguenza, aumenta il fabbisogno di smaltimento in discarica.

È su Orvieto che il documento concentra uno dei passaggi più netti. Le discariche di Borgogiglione, Belladanza e Le Crete vengono indicate come nodi essenziali del sistema regionale, ma per i sottoscrittori è necessario conoscere con maggiore precisione le volumetrie residue, i conferimenti previsti e le prospettive di cessazione degli impianti. Per quanto riguarda Le Crete, definita nel documento come l’area maggiormente esposta al rischio di ampliamento, viene chiesto di chiarire il fabbisogno aggiornato, la funzione di un eventuale ampliamento e le condizioni che dovrebbero consentire di arrivare alla cessazione dell’attività. In assenza di garanzie sulla natura residuale della discarica, i firmatari chiedono di bloccare il procedimento autorizzativo in corso.

“Il territorio di Orvieto deve essere un territorio da tutelare e non già da aggravare con i rifiuti di tutta l’Umbria”, si legge nell’atto. Una posizione che lega direttamente la discussione regionale alle ricadute locali e alla necessità di evitare che il sistema trovi proprio a Le Crete il punto di equilibrio per compensare eventuali difficoltà degli altri impianti. Il documento richiama inoltre la disponibilità di circa 350mila metri cubi ancora da assegnare nell’ambito delle previsioni del 2022 e domanda come questa capacità concorra alla tenuta del sistema fino al 2035. Un quadro che, secondo i firmatari, deve essere aggiornato e reso comprensibile prima di assumere ulteriori decisioni.

Le perplessità non riguardano soltanto le discariche. La revisione del Piano contempla la produzione di circa 60mila tonnellate annue di CSS-combustibile, destinato soprattutto a utilizzatori industriali, come i cementifici. Per i sottoscrittori, però, produrre CSS non equivale a riciclare materia: il combustibile deve comunque essere utilizzato attraverso un successivo processo di combustione e la sua produzione non garantisce, da sola, la chiusura del ciclo. Per questo viene chiesto alla Regione di documentare gli impianti destinatari, la capacità effettiva di utilizzo, le condizioni contrattuali, la continuità dei ritiri, i costi di trasporto e le soluzioni alternative in caso di fermo o indisponibilità degli utilizzatori. Particolare attenzione viene riservata al territorio eugubino, già interessato dalla presenza di importanti impianti cementieri, per il quale si chiedono chiarimenti sugli effetti cumulativi, sulle emissioni, sui trasporti e sulle garanzie ambientali e sanitarie.

Un altro punto riguarda gli obiettivi di raccolta differenziata. A fronte del 66,2% indicato per il 2020 e del 70,1% per il 2025, la revisione prospetta il superamento del 75% nel 2028 e dell’80% nel 2030. Un’accelerazione che, secondo il documento, deve essere sostenuta da investimenti, strumenti operativi e tempi verificabili, con una valutazione distinta per i diversi ambiti territoriali. Anche il recupero di materia e il riciclo richiedono, nella lettura dei firmatari, maggiori garanzie sulla qualità delle frazioni raccolte e sulla capacità industriale disponibile. Il Piano indica stime di riciclo pari a circa il 62% nel 2028 e al 66% nel 2030, ma il documento chiede di distinguere chiaramente la raccolta differenziata dal riciclo effettivo e dal recupero energetico, definendo obiettivi annuali misurabili anche per il riuso.

Infine, c’è la questione economica. Tracciabilità, tariffazione puntuale, nuovi sistemi di raccolta, selezione dei materiali e filiera del CSS comportano investimenti e costi di gestione. I sottoscrittori chiedono quindi un quadro analitico che indichi le risorse necessarie, le fonti di finanziamento, i costi di realizzazione e di esercizio e le possibili conseguenze sulle tariffe applicate a famiglie e imprese.

I firmatari chiedono al Consiglio delle Autonomie Locali di acquisire formalmente il documento, rappresentare alla Regione la necessità di un riesame della strategia di chiusura del ciclo e sollecitare una comparazione tecnica, ambientale ed economica tra il modello precedente e quello proposto.

Vengono inoltre richieste analisi sui rischi derivanti da una raccolta differenziata inferiore agli obiettivi, da ritardi nella realizzazione degli impianti, da rese di riciclo più basse del previsto o dall’indisponibilità degli utilizzatori del CSS. L’obiettivo è quantificare gli eventuali maggiori conferimenti in discarica e individuare per tempo soluzioni alternative, evitando che le difficoltà del sistema si traducano in nuove richieste di ampliamento.

Il documento non si limita dunque a contestare una singola scelta, ma sollecita una verifica complessiva della sostenibilità del Piano. La rinuncia al termovalorizzatore, sostengono i firmatari, deve essere accompagnata da garanzie concrete sulla capacità di trattare e recuperare i rifiuti prodotti, sulla disponibilità degli impianti, sui costi e sulla tutela dei territori coinvolti.

Per Orvieto, il passaggio decisivo resta quello relativo a Le Crete. La richiesta di fermare l’iter autorizzativo apre un confronto sul ruolo che la discarica dovrà avere nei prossimi anni e sui limiti entro cui il territorio potrà essere chiamato a contribuire alla gestione dei rifiuti dell’intera regione. La questione ora passa alle valutazioni del Consiglio delle Autonomie Locali e della Regione: il punto da chiarire è se il nuovo Piano offra garanzie sufficienti per chiudere davvero il ciclo dei rifiuti senza scaricare sulle discariche e sulle comunità locali il peso di eventuali previsioni non rispettate.

I firmatari del documento sono: Antonino Ruggiano Sindaco di Todi Stefano Zuccarini Sindaco di Foligno Valerio Bazzoffia Sindaco di Bettona Roberta Tardani Sindaco di Orvieto Luca Carizia Sindaco di Umbertide Fabrizio Gareggia Sindaco di Cannara Francesco Gagliardi Vicesindaco di Gubbio Tommaso Campagni Consigliere Comunale di Città di Castello Leonardo Pacini Consigliere Comunale di Foligno Alessio Nicchi Consigliere Comunale Gubbio Alessia Tagliavento Consigliere comunale di Gualdo Cattaneo