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San Lodovico, l’ex coordinatrice rompe il silenzio: “La scuola aveva un futuro”

La chiusura dell’Istituto San Lodovico continua a far discutere. A pochi giorni dall’abbassamento definitivo delle serrande della storica scuola cattolica orvietana, interviene l’ex coordinatrice Damiana Fidani, che ripercorre gli ultimi anni di attività e contesta apertamente la decisione assunta dalla proprietà religiosa. Per Fidani la cessazione delle attività non rappresenta soltanto la fine di una scuola, ma la perdita di un presidio educativo e culturale che per decenni ha accompagnato la crescita di generazioni di famiglie orvietane. “Non si è semplicemente chiuso un portone – afferma – si è spento un faro educativo, storico e spirituale per la città”.

La dottoressa, che aveva lasciato il proprio incarico già a metà maggio, spiega di non aver condiviso il percorso intrapreso dalla proprietà e sostiene che esistessero le condizioni per garantire un futuro all’istituto. “Dal 2021 – racconta – abbiamo lavorato per rilanciare il San Lodovico sotto ogni aspetto: organizzativo, educativo ed economico. Gli iscritti sono aumentati progressivamente e abbiamo costruito un progetto di sviluppo sostenibile. Ho predisposto business plan dettagliati, dimostrando che la scuola poteva continuare a operare e a crescere. Le possibilità di reperire finanziamenti e consolidare l’attività c’erano e sono state illustrate più volte alla proprietà”. Secondo l’ex coordinatrice, i segnali più incoraggianti arrivavano soprattutto dalla scuola dell’infanzia, dove la richiesta di iscrizioni risultava in crescita. Anche il Comune, ricorda, aveva manifestato disponibilità a valutare un ampliamento dell’offerta educativa.

“Le basi per continuare c’erano tutte – sostiene Fidani – ma ogni proposta si è scontrata con una decisione già presa. A marzo ci è stato comunicato che lo storico istituto avrebbe chiuso. Una scelta arrivata dall’estero che, a mio avviso, non ha tenuto conto della realtà locale e del valore che questa scuola ha rappresentato per Orvieto”. L’ex coordinatrice ricorda inoltre come, negli ultimi anni, fosse stato avviato un percorso per aprire maggiormente l’istituto alla città, mettendo gli spazi a disposizione di associazioni e iniziative culturali con l’obiettivo di trasformare il San Lodovico in un punto di riferimento non soltanto scolastico, ma anche sociale. Nel suo racconto emerge anche il tentativo di individuare soluzioni alternative. Fidani riferisce che la congregazione aveva incaricato un consulente proveniente dalla Francia per valutare possibili scenari di rilancio, ma che, nonostante il lavoro svolto, la decisione finale sarebbe rimasta quella della chiusura. “A marzo mi è stato comunicato che la scuola dell’infanzia paritaria avrebbe cessato l’attività e che non esistevano più margini di trattativa. Rimane il rammarico perché credo che questa realtà avrebbe potuto continuare a vivere, magari affidandola a una gestione italiana, valorizzando le professionalità presenti sul territorio”.

La vicenda del San Lodovico chiude così un capitolo importante della storia cittadina. Per anni l’istituto ha rappresentato un punto di riferimento per l’educazione cattolica a Orvieto, portando avanti la missione della Compagnia di Maria Nostra Signora e lasciando un segno nella formazione di intere generazioni di studenti.