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Da “L’Eredità” all’Ordine dei Commercialisti, il 2026 intenso di Gabriele Marziantonio

Il 2026 di Gabriele Marziantonio, stimato professionista orvietano, è iniziato all’insegna delle grandi emozioni e degli importanti traguardi istituzionali. Prima l’incursione sul piccolo schermo come concorrente a “L’Eredità”, il quiz-show preserale di Rai Uno condotto da Marco Liorni, poi l’elezione nel consiglio provinciale dell’Ordine dei commercialisti e revisori contabili della Provincia di Terni. Due mondi apparentemente distanti, la televisione e la contabilità, che nei primi mesi del 2026 gli hanno regalato un bagaglio di esperienze uniche. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare le sensazioni vissute sotto i riflettori e le sfide che attendono la sua professione, oggi sospesa tra l’avanzata dell’intelligenza artificiale e una burocrazia che stenta a rinnovarsi.

Partiamo dall’avventura televisiva. Come è stata l’esperienza a “L’Eredità” e cosa si prova a stare sotto i riflettori?  È stata un’esperienza semplicemente entusiasmante, un vero turbinio di emozioni. Devo ammettere che la mia è stata un’apparizione piuttosto fugace, perché l’emozione e la tensione dello studio televisivo hanno letteralmente preso il sopravvento. Da casa, seduti comodamente sul divano, sembra tutto facilissimo e le risposte arrivano immediate, ma vi assicuro che lì, sotto le luci, con il tempo che scorre e le telecamere puntate, è tutta un’altra storia e la mente si annebbia. Quello che però mi ha lasciato davvero senza parole, vivendolo dal di dentro, è la perfezione assoluta della macchina organizzativa Rai. Gli studi televisivi funzionano come un ingranaggio impeccabile, una vera e propria orchestra sincronizzata al millimetro. Dagli autori che dettano i tempi televisivi, ai truccatori, fino ai tecnici delle luci e del suono, ognuno si muove con una precisione chirurgica e un coordinamento che lascia sbalorditi. Questa organizzazione perfetta, unita alla straordinaria professionalità del conduttore Marco Liorni e all’incredibile umanità di tutto lo staff, fa in modo che noi concorrenti veniamo letteralmente presi per mano, coccolati e seguiti passo dopo passo, facendoci sentire a nostro agio e protetti in un ambiente che altrimenti potrebbe facilmente intimidire chiunque.

Dalle luci della ribalta a un importante traguardo professionale. Cosa significa per lei l’elezione nel consiglio provinciale dell’Ordine di Terni e qual è esattamente il peso del suo ruolo? È un grandissimo onore e, al tempo stesso, una profonda responsabilità verso tutti i colleghi. In seno all’Ordine, il ruolo di un consigliere non è una semplice carica formale o di facciata, ma ha un impatto pratico e istituzionale di vitale importanza. Il nostro compito è chiaramente quello di controllo, di tutela e di garanzia. Noi rappresentiamo il baluardo a difesa sia della categoria sia del cittadino e dell’imprenditore che si affidano alle nostre competenze. Questo si traduce nel vigilare costantemente sul rigoroso rispetto della deontologia professionale, nel contrastare con fermezza l’abusivismo di chi esercita senza i requisiti di legge e nel fare da ponte tra i professionisti e le istituzioni statali. Inoltre, abbiamo il dovere di garantire che l’albo mantenga un livello di professionalità assoluta promuovendo la formazione continua. È un riconoscimento al percorso professionale fatto finora e mi fornisce uno stimolo a impegnarmi ancora di più per fare in modo che l’Ordine sia un vero punto di riferimento strategico, specialmente in un momento storico di grandi e repentine trasformazioni per il nostro settore.

A proposito di trasformazioni, oggi la professione del commercialista è profondamente cambiata. Come affrontate la sfida con i nuovi “concorrenti” digitali, come l’Intelligenza Artificiale?  Il panorama è sicuramente rivoluzionato. Oggi ci troviamo di fronte a una disponibilità di informazioni in rete sconfinata e all’avvento dell’Intelligenza Artificiale, che molti vedono erroneamente come un potenziale nuovo “concorrente”. In realtà, la nostra è una sfida non ufficiale in cui le carte vincenti rimangono sempre l’esperienza sul campo, lo studio costante e l’aggiornamento continuo. L’algoritmo elabora i numeri in millisecondi, ma non può sostituire la componente umana nell’interpretazione del dato, nell’empatia con il cliente o nella pianificazione di una strategia aziendale complessa. Anzi, dobbiamo guardare alla tecnologia non come a un nemico, ma come a una nostra preziosa alleata. Ci aiuta enormemente ad affrontare, snellire e gestire le procedure fiscali e amministrative, che paradossalmente diventano ogni giorno sempre più farraginose e intricate.

L’innovazione corre veloce, ma si può dire lo stesso della macchina statale? Qual è l’ostacolo più grande che incontrate nel vostro lavoro quotidiano?  Purtroppo il vero nodo critico e dolente resta la burocrazia. Mentre noi professionisti e la tecnologia facciamo passi da gigante per ottimizzare i flussi di lavoro, la macchina burocratica non è ancora cambiata pienamente e fatica a tenere il passo. Lo scoglio principale che affrontiamo tutti i giorni riguarda soprattutto i tempi di risposta della pubblica amministrazione. Sono ancora troppo lunghi, frammentati e spesso incompatibili con le esigenze di un mercato sempre più dinamico e veloce. Questo scollamento penalizza enormemente non solo noi professionisti nel nostro fondamentale lavoro di intermediazione, ma prima di tutto il cittadino e le imprese, che attendono soluzioni concrete in tempi certi per poter investire e crescere.