Il nuovo disegno di legge “Umbria Circolare” e l’aggiornamento del piano regionale dei rifiuti non convincono l’amministrazione comunale di Orvieto. Nonostante il confronto promosso venerdì 8 maggio alla Sala Digipass dall’assessorato regionale all’Ambiente, il cambio radicale di strategia imposto dalla Giunta solleva forti preoccupazioni sul territorio. A farsi portavoce dei timori per un sistema considerato privo di reali alternative strutturali è il sindaco Roberta Tardani che, pur apprezzando l’opportunità di dialogo, non nasconde i rischi legati a costi, tempistiche e nuove emergenze.
“Ringraziamo l’assessore De Luca per l’opportunità di approfondimento e di confronto, ma i dubbi e le perplessità sul nuovo piano regionale dei rifiuti restano”, ha esordito il primo cittadino a margine dell’incontro. “Legittimamente – ha spiegato il sindaco – il nuovo governo regionale ha deciso di smontare il piano approvato nel 2023 dalla precedente Giunta superando una pianificazione che prevedeva la chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso la termovalorizzazione. Oggi siamo di fronte a un cambio radicale di strategia che avviene però senza che esista una vera alternativa strutturale, credibile e autosufficiente, che rischia di riportare l’Umbria dentro una stagione di incertezza”.
Secondo l’amministrazione orvietana, il piano punta su concetti chiave come la riduzione alla fonte, l’incremento di differenziata e riciclo, e il potenziamento degli impianti Tmb (Trattamento Meccanico Biologico), ma omette un passaggio fondamentale: come chiudere effettivamente il ciclo. “Anche con livelli di differenziata altissima, a cui non corrisponde altrettanta qualità, resterà una quota di residuo che dovrà essere necessariamente smaltita e trattata”, ha sottolineato Tardani.
A destare allarme sono anche gli ambiziosi target fissati dal piano: 75% di differenziata entro il 2028, 80% entro il 2030 e 90% entro il 2035. “Sia chiaro, tutti obiettivi condivisibili e sfidanti come li ha definiti l’assessore – ha aggiunto il sindaco – ma che presuppongono una raccolta domiciliare estesa, costosissima per i Comuni e quindi per i cittadini, nuove tecnologie, centri di raccolta potenziati e sistemi digitali. Misure che richiedono in tempi brevissimi investimenti enormi, oltre all’adesione totale della cittadinanza. La strategia punta molto sul potenziamento del Tmb, ma questi impianti non eliminano il rifiuto: lo trattano, ne recuperano una parte, ma producono comunque una quota che va in discarica o deve essere smaltita fuori regione con il rischio concreto di un ulteriore aumento dei costi”.
Un allarme che si scontra con l’orologio dell’emergenza. “In questa incertezza intanto le discariche continuano a riempirsi, i costi aumentano e così le tariffe”, ha proseguito Tardani, ricordando che la discarica cittadina andrà ad esaurirsi in meno di quattro anni. Perplessità che, come fa notare il sindaco, sono condivise anche dall’Auri (Autorità Umbra Rifiuti e Idrico), il cui recente documento programmatico parla apertamente di “cambio di scenario di notevole impatto” e di tempistiche “oltremodo compresse”, definendo perfino “anomala” la procedura richiesta dalla Regione.
La partita sulla gestione ambientale rimane dunque un nervo scoperto. L’auspicio e l’impegno dell’amministrazione orvietana sarà quello di mantenere altissima la guardia a tutela del territorio, per evitare che i ritardi o le inefficienze si trasformino nell’ennesimo conto salato per la comunità. “Il tema della gestione dei rifiuti è cruciale per la regione e centrale per la nostra città”, ha assicurato in conclusione il sindaco Tardani. “Ci impegneremo e vigileremo affinché l’Umbria abbia una pianificazione credibile e sostenibile, con tempi certi, che non scarichi tutti i sacrifici sui cittadini e, soprattutto, che scongiuri ogni possibile nuovo ampliamento della discarica di Orvieto”.
