Il 14 gennaio 2026 si è svolta a Perugia la requisitoria della Procura Generale nell’appello del processo sulla cosiddetta “Concorsopoli” umbra, il presunto sistema illecito che avrebbe pilotato concorsi e assunzioni nella sanità regionale. Il sostituto procuratore generale Luca Semeraro ha chiesto un sostanziale ridimensionamento delle condanne inflitte in primo grado a 21 imputati, tra cui figura l’ex presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini.
L’inchiesta esplose nell’aprile 2019 con l’arresto di quattro persone, tra cui Gianpiero Bocci, segretario regionale del Partito Democratico, e Luca Barberini, assessore regionale alla Sanità, posti agli arresti domiciliari insieme al direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia Emilio Duca e al direttore amministrativo Maurizio Valorosi. Contemporaneamente venne indagata la governatrice Catiuscia Marini per il presunto sistema di manipolazione dei concorsi pubblici nelle aziende sanitarie umbre. Le indagini, condotte dai pubblici ministeri Mario Formisano e Paolo Abbritti, documentarono attraverso intercettazioni e testimonianze un presunto meccanismo che avrebbe consentito di orientare assunzioni e promozioni a favore di candidati raccomandati.
Lo scandalo ebbe immediate ripercussioni politiche: Marini si dimise da presidente della Regione nell’aprile 2019, aprendo la strada a elezioni regionali anticipate che si tennero il 27 ottobre 2019 e determinarono la vittoria del centrodestra con Donatella Tesei. Secondo l’accusa, i fatti contestati sarebbero avvenuti tra l’inizio del 2018 e metà aprile 2019, quando Marini, Barberini e Bocci avrebbero creato “una vera e propria rete di sistema attraverso cui condizionavano gran parte dei concorsi pubblici” nelle aziende sanitarie umbre.wikipedia+3
Nel luglio 2024, il tribunale di Perugia emise le sentenze di primo grado, condannando 21 persone: Luca Barberini a 3 anni di reclusione, Gianpiero Bocci a 2 anni e 7 mesi, e Catiuscia Marini a 2 anni. Le condanne riguardarono principalmente reati di falso, rivelazione di segreto d’ufficio e, per alcuni imputati, associazione a delinquere finalizzata alla manipolazione sistematica dei concorsi pubblici.
Un punto centrale della requisitoria del 14 gennaio 2026 ha riguardato l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio previsto dall’articolo 323 del Codice penale. La Procura Generale ha chiarito che tale fattispecie non è stata assorbita da altri reati, ma definitivamente eliminata dall’ordinamento, imponendo quindi l’assoluzione di tutti gli imputati per i quali questo reato era stato ritenuto assorbito in altre condotte, in quanto “il fatto non è previsto dalla legge come reato”. Questa abrogazione, avvenuta con la legge n. 114 del 2024, ha avuto conseguenze significative sulla riqualificazione delle accuse originarie.
La Procura Generale ha sollecitato l’assoluzione per associazione a delinquere (articolo 416 comma 2 del Codice penale) di Luca Barberini, Gianpiero Bocci e Maurizio Valorosi “perché il fatto non sussiste”. Secondo l’accusa, non sarebbe stata dimostrata l’esistenza di un sistema organizzato e stabile finalizzato a manipolare i concorsi nelle aziende sanitarie umbre. La Procura ha sottolineato la necessità che all’interno di un presunto sodalizio criminoso sia identificabile almeno un soggetto con accesso a informazioni coperte da segreto d’ufficio, requisito ritenuto assente in alcuni capi d’imputazione.
Un altro tema cruciale ha riguardato il reato di rivelazione del segreto d’ufficio (articolo 326 del Codice penale). La Procura Generale ha operato una distinzione tra le diverse ipotesi previste dalla norma, precisando che la figura del terzo comma costituisce una fattispecie autonoma e non un’aggravante della previsione base. Le richieste di assoluzione si fondano sulla distinzione tra “segnalazione” e istigazione alla commissione del reato, nonché sulla giurisprudenza recente che esclude la punibilità della circolazione di notizie segrete da parte di terzi.
Tra le principali richieste formulate, la Procura ha chiesto:
- L’assoluzione di Catiuscia Marini, Marco Cotone, Antonio Tamagnini ed Eleonora Capini “per non aver commesso il fatto”umbriatv+1
- La condanna di Luca Barberini a 1 anno, 9 mesi e 10 giorni di reclusione con sospensione condizionale (rispetto ai 3 anni inflitti in primo grado)umbriatv+1
- La condanna di Gianpiero Bocci a 2 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione (rispetto ai 2 anni e 7 mesi del primo grado)umbria24+1
- La condanna di Maurizio Valorosi a 10 mesi e 20 giorni di reclusione
- Il rigetto degli appelli di altri nove imputati: Patrizia Borghesi, Alessandro Sdoga, Patrizia Mecocci, Alvaro Mirabassi, Walter Orlandi, Simonetta Tesoro, Potito D’Errico, Domenico Francesco Oreste Riocci e Mauro Faleburle.
