Il 10 novembre la Regione Umbria ha ufficialmente depositato il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro il decreto ministeriale che stabilisce il numero dei dirigenti scolastici e dei direttori amministrativi per le scuole italiane.
“L’Umbria non può essere l’unica Regione d’Italia penalizzata dal decreto sul dimensionamento scolastico – spiega l’assessore regionale all’Istruzione Fabio Barcaioli – Il provvedimento ci assegna 130 autonomie, due in meno rispetto a quanto riteniamo corretto, perché il Ministero ha basato i calcoli su stime previsionali e non sul numero reale degli studenti iscritti. Pretendiamo che la normativa venga applicata in modo coerente con la realtà delle nostre scuole”.
Il riferimento è al decreto interministeriale n. 124 del 30 giugno 2025, con cui il Ministero dell’Istruzione e quello dell’Economia hanno definito il contingente di dirigenti scolastici e Direttori dei Servizi Generali Amministrativi (DSGA) per l’anno scolastico 2026/2027.
Tutte le Regioni italiane hanno ottenuto un incremento delle autonomie, tranne l’Umbria, che resta ferma a quota 130.
Con il ricorso, la Regione chiede la rettifica del decreto e l’assegnazione di due autonomie scolastiche aggiuntive, portando così a 132 il numero complessivo delle dirigenze umbre.
“La nostra è una regione con oltre 101mila studenti e un territorio prevalentemente montano – aggiunge Barcaioli – dove la scuola rappresenta spesso l’unico presidio pubblico. Nelle scorse settimane, in Assemblea legislativa, abbiamo presentato il piano formativo regionale, attuando sette accorpamenti scolastici su nove richiesti dal Ministero: sei in provincia di Perugia e uno in quella di Terni”.
L’assessore sottolinea inoltre come il ricorso sia arrivato dopo mesi di tentativi di dialogo con il Ministero: “abbiamo chiesto a più riprese di correggere un errore che appare evidente, ma non abbiamo mai ricevuto risposte. Siamo stati costretti ad agire per tutelare le nostre scuole e le comunità più fragili. Due autonomie possono sembrare poche, ma significano due presidi didattici che restano aperti, due comunità che continuano ad avere un punto di riferimento”.
Barcaioli conclude, “Il ministro Valditara ha scelto di trattare la scuola pubblica solo in termini di tagli e restrizioni, ignorando le esigenze dei territori. Con questo governo rischiamo di lasciare alle nuove generazioni meno strumenti, meno conoscenze e meno futuro. È una scelta precisa: chi oggi governa ha deciso che istruzione, cultura e territorio non contano, e noi non possiamo accettarlo”.