Superare le barriere amministrative per dare risposte unitarie alle esigenze reali delle comunità locali. È questo il senso profondo del nuovo Protocollo d’Intesa tra Umbria e Toscana, approvato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale umbra e promosso congiuntamente dall’assessore alle politiche agricole e aree interne Simona Meloni, dalla presidente Stefania Proietti e dall’assessore alle infrastrutture Francesco De Rebotti. Un patto definito dai promotori “snello ma strategico”, che punta a rafforzare la cooperazione tra territori confinanti, spesso uniti da abitudini quotidiane e reti sociali, ma divisi da confini amministrativi che ostacolano l’efficienza dei servizi. L’accordo interviene su alcuni snodi cruciali per la qualità della vita dei cittadini delle zone di frontiera: risorse idriche, sanità, mobilità, infrastrutture e lotta agli incendi boschivi.
Montedoglio e il Trasimeno: l’acqua come risorsa condivisa
Uno dei punti chiave dell’intesa riguarda la gestione congiunta del bacino di Montedoglio, invaso strategico per l’approvvigionamento idrico dell’Italia centrale. Tra le novità più significative, la fornitura sperimentale di 10 milioni di metri cubi d’acqua annui al lago Trasimeno, con l’obiettivo di contrastare la crisi idrica, tutelare l’ecosistema lacustre e sostenere l’economia turistica e della pesca. Il protocollo prevede anche un lavoro congiunto sull’armonizzazione delle tariffe d’uso e sulla tutela della biodiversità acquatica.
Sanità senza confini: mobilità e protocolli comuni
Sul fronte sanitario, Umbria e Toscana si impegnano a costruire una collaborazione stabile e strutturata, attraverso la sottoscrizione di un accordo bilaterale che regoli la mobilità sanitaria interregionale. L’intento è quello di rendere più equa ed efficiente l’erogazione delle prestazioni tra i due sistemi sanitari. Tra i progetti in cantiere figurano protocolli comuni nei presidi ospedalieri, una gestione condivisa dell’elisoccorso e l’estensione dello screening neonatale anche a patologie rare come la Sma (atrofia muscolare spinale).
Infrastrutture e mobilità: si rilancia il dialogo sul nodo Medio Etruria
Altro pilastro dell’accordo riguarda la connessione viaria e ferroviaria tra le due Regioni. L’intesa rilancia il completamento di arterie strategiche come la SS71 Umbro-Casentinese-Romagnola, i collegamenti tra Cortona e Bettolle–Perugia e il corridoio Chiusi–Perugia. Viene inoltre riaffermata la centralità delle stazioni ferroviarie esistenti e si mantiene aperto il confronto sul futuro della stazione Alta Velocità “Medio Etruria”, in un’ottica di accessibilità diffusa e sostenibilità ambientale.
Prevenzione incendi: sinergie operative e formazione comune
Non meno rilevante è il capitolo dedicato alla lotta attiva agli incendi boschivi nelle aree di confine. Il protocollo prevede un coordinamento operativo tra i due sistemi regionali, l’uso congiunto di mezzi e risorse, una formazione condivisa degli operatori e iniziative per promuovere una gestione attiva delle aree rurali e forestali, sempre più esposte agli effetti del cambiamento climatico.
Meloni: “L’integrazione interregionale è necessaria”
“Nei territori di confine, l’integrazione tra Regioni non è solo auspicabile: è necessaria”, ha dichiarato l’assessore Simona Meloni. “In Valdichiana, nell’Alta Valle del Tevere, sul Trasimeno, le persone vivono e lavorano senza soluzione di continuità. Il nostro dovere è costruire risposte concrete, capaci di generare sviluppo e coesione”. Una visione condivisa anche dal presidente Proietti e dall’assessore De Rebotti, che sottolineano come l’intesa possa diventare anche una leva importante per accedere ai fondi europei e nazionali, grazie alla capacità di elaborare progetti congiunti nei settori della transizione ecologica, della rigenerazione delle aree interne e della protezione civile.
Verso una nuova stagione di politiche interregionali
Il Protocollo tra Umbria e Toscana non si limita a un impegno formale, ma segna l’avvio di una nuova stagione di cooperazione istituzionale, fondata sulla pianificazione condivisa, sulla razionalizzazione delle risorse e sull’ascolto delle esigenze delle comunità locali. Un modello di governance interregionale che guarda al futuro e che potrebbe, in prospettiva, diventare riferimento anche per altri contesti italiani.