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Serena Rossi e PFM conquistano Piazza del Popolo: festival promosso

Il bilancio dell’Orvieto Sound Festival non può che essere positivo. Tre serate diverse tra loro, accomunate da un filo conduttore preciso: la qualità della proposta artistica. Le due serate inaugurali rappresentano probabilmente il punto più alto della manifestazione. Piazza del Popolo ha risposto con una presenza importante, premiando una programmazione che, alla vigilia, aveva suscitato qualche interrogativo.

Serena Rossi ha regalato uno spettacolo raffinato, coinvolgente e autentico. Ha portato sul palco una Napoli vera, intensa, lontana dagli stereotipi e dalla caricatura. Voce potente, presenza scenica naturale, recitazione impeccabile: il suo è stato un vero one woman show nel quale musica, teatro e racconto personale si sono intrecciati con grande equilibrio. Il dialogo continuo con i musicisti e con il pubblico ha reso la serata ancora più coinvolgente, tanto che il tempo è sembrato scorrere fin troppo velocemente. Una conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, del talento di Serena Rossi, artista completa capace di emozionare sia come cantante che come attrice.

La sera successiva è toccato a una leggenda della musica italiana: la PFM – Premiata Forneria Marconi. Sul palco c’era tutta l’esperienza di una band che ha scritto pagine fondamentali del rock progressivo italiano. Al centro della scena, come sempre, Franz Di Cioccio: batterista, cantante e anima storica del gruppo. Qualche inevitabile imperfezione nella voce o qualche parola dimenticata passano completamente in secondo piano davanti all’energia e alla capacità di tenere il palco dopo oltre cinquant’anni di carriera.

Il momento più emozionante è arrivato con l’omaggio a Fabrizio De André. La musica della PFM accompagna la voce di Faber, il microfono resta simbolicamente al centro del palco e, per qualche minuto, il tempo sembra fermarsi. Più che un concerto, un momento di autentica poesia. Il pubblico si commuove, poi inizia a cantare all’unisono quei brani che appartengono ormai alla memoria collettiva. È uno di quei momenti che ricordano quanto la grande musica sappia ancora unire generazioni diverse.

Alla vigilia qualche perplessità sui nomi scelti era comprensibile. Non si trattava di artisti costruiti sulle classifiche del momento o sui numeri dei social, ma di una proposta che privilegiava qualità, storia e contenuti. I fatti hanno dato ragione agli organizzatori. Il pubblico ha risposto, Piazza del Popolo si è riempita e il festival ha dimostrato che non sempre è necessario inseguire il nome più mediatico per costruire un evento di successo.

L’Orvieto Sound Festival esce così rafforzato da questa edizione. Una manifestazione che ha saputo coniugare intrattenimento, qualità artistica e identità, confermando che anche una città come Orvieto può proporre un cartellone capace di soddisfare pubblici diversi senza rinunciare all’ambizione culturale. È questa, probabilmente, la strada da continuare a percorrere anche nelle prossime edizioni.