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“Scettro dell’Imprenditorialità” 2025 a Todi, Montefalco e Norcia che guidano l’Umbria produttiva

L’Umbria si conferma a vocazione imprenditoriale tanto che va oltre la media italiana con 9,1 imprese attive ogni 100 abitanti contro l’8,5 nazionale, ma le differenze territoriali interne sono impressionanti: Todi domina i grandi comuni con 12 imprese ogni 100 abitanti (+74% sul fanalino di coda San Giustino), Montefalco prevale tra i centri medi (13,3 imprese/100 ab.), mentre Norcia si aggiudica lo scettro assoluto con 15,1 imprese attive ogni 100 residenti. Lo rivela l’annuale classifica “Scettro dell’Imprenditorialità” della Camera di Commercio dell’Umbria che fotografa la reale capacità produttiva del territorio misurando le sole imprese effettivamente operative al 31 dicembre 2025 (77.777 su 90.231 registrate).

Nei comuni sopra i 10mila abitanti – dove si concentra la maggior parte della popolazione regionale e delle imprese strutturate – Todi si conferma leader indiscusso con 12 imprese attive ogni 100 abitanti, staccando nettamente Castiglione del Lago (10,4), Assisi e Orvieto (entrambe a 10,1), Bastia Umbra (9,9), Gubbio e Città di Castello (9,8). Più arretrate le due code della graduatoria: San Giustino (6,9), Amelia (7,9), Magione (8,0), Terni e Corciano (8,2). Perugia capoluogo si piazza solo 13° con 8,6 imprese/100 ab., appena il 4,9% sopra Terni, mentre Spoleto registra 8,8, Foligno 8,6 e Narni 8,3. Il divario tra primo e ultimo è abissale: a Todi la propensione a fare impresa è del 73,9% superiore rispetto a San Giustino.

Tra i comuni da 5mila a 10mila abitanti avviene il sorpasso dell’anno: Montefalco balza in testa con 13,3 imprese attive ogni 100 abitanti superando Gualdo Cattaneo (12), che aveva dominato a lungo la categoria. Dietro Nocera Umbra, Trevi e Panicale (tutte a 9,9), Spello (9,4), Deruta (9,2) e Torgiano (8,6), mentre chiudono Passignano sul Trasimeno (7,8) e Città della Pieve (8,5). Anche qui il gap è del 70%: Montefalco esprime una densità imprenditoriale superiore di oltre il doppio rispetto all’ultimo in classifica.

La grande novità 2025 è la categoria dei comuni tra 2mila e 5mila abitanti, introdotta per evitare le distorsioni statistiche dei micro-centri: qui Norcia conquista il primato assoluto regionale con 15,1 imprese ogni 100 abitanti, davanti a Massa Martana (13,2), Cascia (12,3), Giano dell’Umbria (12,1), Collazzone e Valfabricca (11,8). Chiudono invece con numeri preoccupanti i comuni ternani Attigliano (6), San Gemini (6,7), Stroncone (7,6), Castel Viscardo (7,9), mentre Sigillo (Perugia) si salva con 12,6.

Questi dati non misurano solo la quantità di imprese, ma la vitalità economica diffusa del territorio umbro. L’indicatore – imprese attive (non solo registrate) per 100 abitanti – rivela la reale capacità di generare lavoro e valore: i 77.777 operative su 90.231 totali rappresentano la spina dorsale dell’economia regionale. L’Umbria resta sopra la media italiana (9,1 vs 8,5), ma le forti disparità interne – tra Todi e San Giustino, Norcia e Attigliano – evidenziano squilibri territoriali che interrogano le politiche di sviluppo: perché in alcuni municipi la cultura d’impresa è fisiologica mentre altrove langue? La risposta potrebbe risiedere nelle specificità settoriali (turismo enogastronomico a Todi e Montefalco, resilienza post-terremoto a Norcia) ma anche nelle politiche locali di attrazione investimenti e semplificazione burocratica.