Sanità, sanità. E ancora sanità. Non ci sono altri problemi in città? Certamente ne abbiamo altri, l’elenco è anche corposo, ma la sanità è la principale nota dolente. La nascita di comitati spontanei conferma il sentimento tra i cittadini. Ecco che in campagna elettorale si è iniziato a discutere proprio di salute pubblica. Già, lì ci si è accorti, non prima, che Orvieto e il comprensorio offrono scarse risposte per la popolazione anziana con criticità di salute e/o motorie, non ricoverati e non acuti. In campagna elettorale ci si è accorti che il consultorio ha qualche problema, ad essere ironici, così come per le cure domiciliari. In Ospedale? Tutto funziona alla perfezione, sostengono ancora i pasdaran della ex-maggioranza regionale. Poi c’è la realtà quotidiana di operatori, professionisti e cittadini che si ritrovano a combattere con palesi mancanze, burocrazia e CUP unico che sbatte gli umbri a destra e a manca senza un senso logico, almeno apparentemente.
L’idea di mettere la polvere sotto il tappeto ha funzionato per una prima fase post-covid ma ora non più. L’ultimo tentativo è stato fatto addossando le colpe a chi c’era prima. E’ un adagio stantio che non tiene conto di come la sanità pubblica era ritenuta benchmark nel 2016/17. Poi è iniziato l’inesorabile declino, complici la politica e gli amministratori attenti al risparmio e non al servizio per il cittadino. L’adagio di sanitopoli, madre di tutti i mali del comparto, che poi riguardava assunzioni pilotate, fatto da condannare fortemente, non ha convinto gli elettori che invece hanno deciso di punire chi ha peggiorato i servizi e rivoluzionato senza troppo senso logico l’organizzazione tra l’altro continuando a gestirla in funzione del proprio collegio di appartenenza troppo spesso.
A elezioni archiviate a Orvieto, uno dei territori che più hanno subito il peggioramento del servizio sanitario pubblico, si palesa la Commissione Sanità e Sociale al Comune. E’ inutile, non ha competenza in materia, è uno specchietto per le allodole. Subito le critiche, senza mai proposta. Certamente una commissione su sanità e sociale ha la sua ragion d’essere anche e soprattutto per una classe politica distratta spesso dai lustrini e che pigramente s’interessa delle esigenze dei cittadini. Non hanno competenza, non sono professionisti, tranne qualche eccezione anche in possibile conflitto d’interesse, ma almeno si discute e ci si confronta anche con le realtà associative e rappresentative del territorio. La commissione non deve trasformarsi in una ennesima parata, ce ne sono già troppe, ma in un luogo dove raccogliere le istanze da presentare a chi ha competenza decisionale. Se a questo si aggiungesse anche la possibilità di essere capofila dei comuni del Distretto allora sarebbe una vera vittoria.
Non resta che lavorare, lavorare, lavorare! Gli schieramenti e le ideologie teniamole a bada, non dimentichiamole, ma la barra deve essere il bene dei cittadini, tutti.