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Pendolari, turisti e treni, ora si cerca la soluzione ma ormai i buoi sono scappati dal “famoso” recinto

I lavori erano annunciati da tempo sulla linea veloce della tratta Roma-Firenze. C’è stato tutto il tempo per trovare soluzioni per limitare i disagi ma si è preferito riunirsi per discutere. Il risultato è negli orari questi sì ufficiali che evidenziano allungamenti di durata dei viaggi, improvvisi “buchi” con totale assenza di collegamenti e stranezze che sicuramente i tecnici sapranno spiegare benissimo, ma i dubbi rimangono. Lo sanno bene i pendolari orvietani che da troppo tempo subiscono in silenzio o quasi. Hanno creato gruppi sui social, ci dovrebbe essere un comitato pendolari ma intanto la qualità della vita inizia a soffrirne oltre il limite.

Quotidianamente ci capita di leggere post disperati di pendolari esasperati. Qualcuno è anche piuttosto ironico. Ci ha colpito uno di questi post intanto per l’ammontare iniziale del ritardo di un treno regionale Veloce, 40 minuti e per l’amaro commento del viaggiatore. “Il RV 4110 delle 20:05 in partenza da Roma Termini viene segnalato con un ritardo di 40 minuti”, è scritto nel post. Quindi un ritardo pari a più della metà del tempo effettivo di percorrenza è segnalato ben prima dell’orario da tabella oraria. Poi la prima amara considerazione, “sperando che non vi sia un ulteriore incremento del ritardo (impossibile), si raggiungerebbe Orvieto alle 22:15.”

Ecco la seconda considerazione che più ci ha colpiti, “Considerando la sveglia di domani mattina alle 4,50 per tornare nuovamente a Roma, un pendolare cosa dovrebbe fare?”. I tavoli di approfondimento tecnico si dovrebbero richiedere prima della definizione del nuovo orario e delle soluzioni individuate e ufficializzate a fronte di un problema noto e con tempi già definiti. Altrimenti più che un tavolo tecnico è un “rimettersi alla clemenza della Corte” ma i pendolari sono reali e viaggiano tutti i giorni. E ora ci si accorge anche del possibile impatto sul turismo, soprattutto religioso. Già, anche i turisti e i pellegrini prendono il treno e lo utilizzano come mezzo di trasporto per raggiungere Orvieto, Roma o Firenze.

Cittadini che praticamente sono orvietani solo nelle ore notturne e spendono gran parte del tempo e magari dello stipendio a Roma; altri che decidono trasferirsi per recuperare in salute e sonno; turisti che fanno tappa veloce sulla Rupe per evitare tragitti (magari con un cambio) per percorrere poco più di cento chilometri in quasi due ore, coincidenze e ritardi permettendo. Chi perde? Orvieto e i suoi cittadini e la politica se ne avvede a giochi fatti cercando ora di correre ai ripari quando i buoi sono ormai scappati dal famoso recinto e ora chiudere il cancello rischia di essere una soluzione tardiva e parziale.