All’esito dell’udienza preliminare tenutasi giovedì 6 giugno, in Tribunale a Siena, ha patteggiato la pena di tre anni e sei mesi di reclusione per omicidio stradale aggravato dal fatto di aver causato la morte e il ferimento di più persone, pena da scontare agli arresti domiciliari, Ahmed Ezzedini, 44 anni, di origini tunisine ma residente a Caltagirone, nel Catanese, il camionista accusato e ora anche condannato per aver cagionato – per distrazione, eccesso di velocità e verosimilmente anche stanchezza, dovuta al mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo prescritti – il terribile tamponamento successo il 17 giugno 2022 lungo l’Autostrada A1, all’altezza del km 414, tra Fabro e Chiusi e costato la vita alle incolpevoli Serena Ursillo e all’amica Enrica Macci, oltre al ferimento grave di altre tre persone. All’imputato, che ha potuto beneficiare degli sconti di pena previsti dal rito alternativo scelto, è stata anche comminata la sanzione accessoria della revoca della patente di guida.
L’imputato, alla guida di un autoarticolato Iveco General Trailer, come ha scritto il magistrato inquirente nella sua richiesta di rinvio a giudizio formulata al termine delle indagini preliminari, “si avvedeva tardivamente del traffico bloccato”, dovuto allo smantellamento di un cantiere, “e, nonostante la brusca frenata posta in essere all’ultimo momento, andava a travolgere tutti i veicoli che lo precedevano nella corsia di marcia”. Il mezzo pesante ha tamponato per prima una Volkswagen T-Roc “che, in conseguenza dell’urto, veniva spinta verso la corsia di sorpasso e, subendo un ribaltamento, andava a sbattere contro altri due veicoli fermi”, una Kia Niro e una Opel Karl: gli occupanti delle tre vetture si sono tutti miracolosamente salvati, ma il conducente e la passeggera della T-Roc hanno riportato politraumi gravi e svariate fratture per prognosi superiori ai quaranta giorni. Purtroppo, dopo questo primo urto, l’autoarticolato “ha continuato la sua corsa in avanti andando a travolgere altri veicoli che lo precedevano sulla corsia di marcia” prosegue il dott. Ludovici nel suo atto, ossia la Fiat Panda condotta da Enrica Macci e su cui era trasportata Serena Ursillo e una Fiat Punto: le due amiche si stavano recando a Chianciano proprio per seguire un corso di qualificazione per allenatori di volley. Non ci sarebbero mai arrivate.
Il Pm, nello specifico, ha imputato al camionista “colpa generica e violazione di svariate norme sulla disciplina della circolazione stradale”: “superamento del limite massimo di velocità, poiché percorreva un tratto autostradale ad una velocità di 84 km/h, già apportata la relativa tolleranza di 6 km/h a favore del conducente, superando così il limite massimo consentito che in autostrada, per tale categoria di veicolo, è fissato in 80 km/h”, “perdita di controllo del veicolo in quanto non era in grado di conservarne appunto il controllo tantoché, in presenza di un rallentamento del traffico e successivo blocco, regolarmente segnalato da relativi pannelli a messaggi variabili e dal servizio Viabilità della società autostradale, non riusciva ad evitare di tamponare, violentemente, altri veicoli che lo precedevano regolarmente sulla medesima corsia di marcia incolonnati alla corrente di traffico ivi esistente”. Non solo, dagli accertamenti e dall’analisi del cronotachigrafo del mezzo pesante è emerso anche, a carico dell’autotrasportatore, “il superamento del periodo di guida giornaliero, poiché non osservava quello prescritto dal regolamento Ce, eccedendo di 32 minuti il limite massino consentito” e “l’inosservanza del periodo di riposo giornaliero” definito dallo stesso regolamento comunitario.
Si è quindi arrivati all’udienza preliminare nella quale Ezzedini, attraverso il suo difensore, di fronte alle sue schiaccianti responsabilità, ha chiesto e ottenuto di patteggiare. I familiari di Serena Ursillo sono già à stati integralmente risarciti dalla compagnia di assicurazione del camion, ma si aspettavano una risposta anche dalla giustizia penale, pur sapendo che nessuna pena sarebbe mai commisurata all’incolmabile perdita che hanno subito: risposta che è arrivata, con una condanna dall’entità non trascurabile considerata la “prassi” per il reato di omicidio stradale, dove gli imputati se la cavano in genere con pene molto “soft” e con la sospensione condizionale.
