L’Umbria si trova ad affrontare una delle sfide più urgenti per il suo futuro: l’emorragia di capitale umano. Nel decennio 2013-2023, ben 4.165 laureati umbri hanno trasferito la loro residenza all’estero, mentre solo 1.695 sono rientrati. Il saldo negativo, pari a 2.470 laureati, riflette una tendenza che sembra radicata e difficile da invertire. A livello nazionale, il quadro è altrettanto preoccupante: oltre 308.000 laureati italiani hanno lasciato il Paese nello stesso periodo, contro appena 131.692 ritorni.
Un fenomeno di portata nazionale con radici locali
Il problema non riguarda solo l’Umbria, ma interessa l’intero sistema Paese. Tutte le regioni italiane presentano saldi negativi nel bilancio tra laureati che emigrano e quelli che rientrano. Persino le regioni economicamente più forti, come la Lombardia (-34.611 laureati), il Piemonte (-14.201) e il Veneto (-15.814), registrano perdite significative. Tuttavia, la percentuale di aumento delle cancellazioni in Umbria (+93,1%) si attesta in linea con la media nazionale, indicando che il problema è strutturale e diffuso. La fascia di età più colpita è quella tra i 25 e i 39 anni, con 2.672 laureati umbri che hanno scelto di emigrare. Seguono i laureati tra i 40 e i 64 anni (1.108) e quelli tra gli 0 e i 24 anni (205). Persino 180 laureati over 65 hanno lasciato la regione, evidenziando che la fuga non riguarda solo i giovani ma anche figure professionali più esperte.
Le cause: mancanza di opportunità e squilibri territoriali
Secondo Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, la perdita di laureati rappresenta una “perdita secca di potenziale di crescita” per l’economia regionale e nazionale. La transizione digitale ed ecologica, considerate pilastri per il futuro del Paese, rischiano di essere compromesse dall’assenza di competenze qualificate. Il report della Camera di Commercio sottolinea che i fattori alla base di questa fuga vanno analizzati a fondo. Tra le cause principali si individuano la carenza di opportunità lavorative adeguate, salari poco competitivi e un ambiente professionale spesso percepito come poco meritocratico. Questi elementi spingono molti laureati a cercare fortuna all’estero, dove possono ottenere maggiori riconoscimenti economici e professionali.
La proposta di un fondo regionale per invertire la tendenza
Per affrontare il problema, Mencaroni propone la creazione di un fondo regionale dedicato, in collaborazione con enti locali e nazionali, per incentivare il rientro dei laureati umbri e frenare le partenze. “Dobbiamo favorire la riduzione prima e la scomparsa poi di questa forbice sfavorevole”, afferma il presidente. Il fondo dovrebbe finanziare iniziative come incentivi economici per i laureati che tornano a lavorare in Umbria, supporto alle imprese per attrarre talenti e investimenti nella formazione professionale e innovazione tecnologica.
Una speranza effimera: il caso del 2021
Il 2021 sembrava rappresentare un momento di svolta. Le uscite verso l’estero si erano ridotte a 312, mentre i rientri erano saliti a 234, portando il saldo negativo a 78. Questo miglioramento fu attribuito al rimbalzo economico post-pandemia e alle speranze legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Tuttavia, già nel 2022 le uscite erano tornate a salire, raggiungendo le 451 unità, un trend rimasto stabile anche nel 2023. I ritorni, invece, non hanno subito variazioni significative, confermando che il 2021 fu un’eccezione piuttosto che l’inizio di un cambiamento duraturo.
Le conseguenze economiche e sociali
La fuga dei laureati ha conseguenze dirette sul tessuto economico e sociale dell’Umbria. La mancanza di giovani qualificati riduce la capacità della regione di attrarre investimenti e di competere in settori strategici come l’innovazione tecnologica e la sostenibilità ambientale. Inoltre, la perdita di capitale umano accentua lo squilibrio demografico, con un’ulteriore riduzione della popolazione attiva e un aumento dell’età media.
Conclusioni: una sfida per il futuro
Invertire la tendenza della fuga dei laureati è una sfida complessa ma imprescindibile per l’Umbria e per l’Italia. Servono politiche mirate, sia a livello regionale che nazionale, per trattenere i talenti e creare un ambiente attrattivo per chi vuole tornare. Solo attraverso un impegno condiviso e strategie innovative si potrà trasformare questa crisi in un’opportunità di crescita e sviluppo per il territorio.