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Lettera aperta al Sig. Scrivano in risposta alla “metafisica della banca”

Fonte: Associazione Praesidium

Egregio sig.  Scrivano, noi non la pensiamo affatto come lei.

L’utilità o meno delle banche locali è un tema ampiamente dibattuto sia in Italia che all’estero con giudizi alterni, oggi sembra prevalere un parere positivo alla loro importanza per lo sviluppo delle aree periferiche. Lei, che visto il linguaggio utilizzato probabilmente opera nel settore, sembrerebbe privilegiare una visione meccanicistica della funzione bancaria:

– parametri di tipo generale ponderati con il fattore di rischio del territorio e con meccanismi di intelligenza artificiale possono determinare le decisioni;

– una sufficientemente grande dimensione dell’istituto, riducendo i costi operativi, massimizza i profitti.

 Si può spingere oltre il Suo ragionamento:

– la massimizzazione dell’utilità può raggiungersi fondendo le 222 banche di credito cooperativo nelle capogruppo da cui già oggi prendono i servizi corporate e/o con le altre banche minori come la CRO incorporate negli istituti più grandi;

– stante la dimensione delle banche risultanti e la futura introduzione della moneta elettronica, molte funzioni della Banca d’Italia potrebbero allora essere trasferite alla BCE con una significativa riduzione dei costi.

Noi non la vediamo così, anzi riteniamo che un simile modello organizzativo porti ad un forte impoverimento delle aree periferiche e ad una concentrazione di ricchezza nelle aree più sviluppate. Riteniamo che una banca posizionata sul territorio possa e debba esercitare dei margini di flessibilità che derivino dalla sua conoscenza del contesto e delle persone e che possa in questo modo contribuire ad aumentare il suo volume d’affari, massimizzare l’utilità globalmente intesa, stimolare le occasioni di crescita imprenditoriale senza che questo comprometta una giusta marginalità dell’attività. Inoltre, il fatto di non essere una pura organizzazione divisionale, ma avendo un presidio territoriale, sarebbe occasione di lavoro qualificato prezioso per il territorio e di più facili erogazioni dirette come già oggi accade, a differenza delle già presenti banche nazionali.

Tutto ciò a patto che ci siano Sistemi di controllo efficaci. Quanto occorso in passato è totalmente ascrivibile a sistemi di controllo che non hanno funzionato a livello centrale (Banca d’Italia e Consob) e locale (Fondazione), che aveva tutte le possibilità di allertare sui comportamenti distorsivi che venivano attuati. Pensiamo che le forze politiche e sociali del territorio orvietano debbano fare il possibile per tentare di mantenere un presidio bancario che, se ben gestito e controllato, ha già mostrato di saper stare sul mercato creando valore per sé stesso e per la città.

La Regione ed il Comune reagiscano all’immagine di ininfluenza conseguente al recente incontro tenuto con gli istituti finanziari. Se abbiamo ben compreso quanto dichiarato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, crediamo che sussista ancora la possibilità di porsi questo obiettivo.

Intanto come potete leggere nell’articolo del giornalista Romito, noto nel settore per essere bene informato, MCC vuole vendere Cassa di Risparmio di Orvieto con un meccanismo competitivo entro il mese di settembre.