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La Tuscia dice no al deposito di scorie nucleari, alla mobilitazione aderisce anche la sindaca di Viterbo

La Tuscia si mobilita contro la possibile realizzazione di un deposito nazionale di scorie nucleari con la prospettiva di accogliere 95 mila metri cubi di rifiuti radioattivi. Tale possibilità ha suscitato una forte opposizione da parte di cittadini, comitati e amministrazioni locali, preoccupati per le conseguenze ambientali, economiche e sociali che una simile scelta comporterebbe.

L’allarme è stato lanciato dal Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, dal Comitato Viterbo Insieme, dal Comitato Non Ce La Beviamo e dall’ISDE – Medici per l’Ambiente, con il patrocinio del Comune di Viterbo. Queste realtà hanno organizzato un’assemblea pubblica il 28 marzo presso la Sala Regia del Palazzo dei Priori, con l’obiettivo di informare i cittadini e confrontarsi sulle gravi implicazioni del progetto. Durante l’incontro verranno approfondite le ragioni del “No”, con il contributo di accademici, ricercatori ed esperti. Tra i partecipanti, il presidente del Biodistretto della Via Amerina Famiano Crucianelli, l’ingegner Marco Rossi, l’oncologo Angelo Di Giorgio e l’esperto di sistemi decisionali Tonino Scarelli. L’iniziativa rappresenterà anche un’occasione per raccogliere adesioni alla costituzione del Comitato No Scorie di Viterbo, che entrerà a far parte della rete di comitati già attivi in tutta la provincia.

A sostenere la battaglia contro la discarica nucleare anche la sindaca di Viterbo, Chiara Frontini, che ha ribadito con fermezza la posizione dell’amministrazione comunale: “Serve una mobilitazione proveniente dalla società e un compatto sostegno del mondo politico. La nostra provincia continua a pagare un prezzo altissimo in termini ambientali, ospitando oltre il 75% di tutti gli impianti per la produzione di energie alternative del Lazio, nonostante sia l’ottava provincia italiana per incidenza dell’agricoltura sul PIL. L’assemblea dei sindaci ha già espresso la sua totale contrarietà: ora è il momento di stringere i denti e mantenere una posizione unitaria”.

L’iniziativa del 28 marzo si inserisce in un più ampio calendario di mobilitazioni, tra cui due grandi manifestazioni previste il 6 aprile a Vulci e l’11 maggio a Corchiano. L’obiettivo è quello di fermare un progetto ritenuto incompatibile con le caratteristiche del territorio e con il futuro della comunità locale. La Tuscia, unita, è pronta a difendere il proprio diritto a uno sviluppo sostenibile e alla tutela del proprio patrimonio storico e ambientale.