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Il fenomeno Vannacci, tra paura, consenso e una politica senza risposte

La tre giorni del sovranismo estremo di Vannacci e Alemanno si è chiusa.  Palazzo dei Congressi strapieno tanto che domenica mattina molti, anche registrati, sono rimasti fuori ad attendere che parlasse il generale.  Anche gli incontri costruiti intorno all’evento hanno restituito uno spaccato della nuova via del sovranismo e della destra estrema.  Economia da rivedere, sanzioni nei confronti della Russia da ridiscutere e riarmo dell’Ucraina da terminare anche perché, come ha spiegato Vannacci, “l’Ucraina non potrà mai vincere con la Russia”.  

Ma i temi centrali, quelli forti e più discussi, sono stati emigrazione, sovranità nazionale, Europa all’angolo.  Ovviamente sono sintesi di discorsi più complessi.

Il popolo vannacciano si è stretto intorno al leader fra nostalgia del passato, sentimento nazionale e paura del futuro.  Sì, perché in estrema sintesi tutto gira intorno alla paura.  Paura dell’Europa, del diverso, delle conquiste civili, del migrante.  Si parla direttamente e senza filtra alla pancia dell’italiano medio, di quello che nel recente passato, con o senza titoli di studio, ha votato centro-destra ma non solo.  Il malessere sociale, il caro-vita colpisce in maniera trasversale e di più nei grandi centri urbani e proprio lì Futuro Nazionale raccoglie il frutto di ciò che semina.  Non confondiamo, però, la paura con l’ignoranza; non è così.  Questo è l’errore che troppo spesso fa la sinistra o, forse, sarebbe meglio dire il “campo largo”.  Nel centro-destra si rischia un errore diverso, ma sempre tale: tanto dove vanno quei voti?  E’ un teorema facilmente confutabile.  Voteranno Futuro Nazionale o andranno nel grande “partito” del non-voto, l’unico veramente trasversale.

La conventio ad excludendum rischia di tramutarsi in boomerang per chi non dialoga con Vannacci, a destra e a sinistra.  A Orvieto i leader di Futuro Nazionale sono stati ben chiari, “noi siamo pronti alla sfida elettorale e non accetteremo compromessi al ribasso”.

Ora tocca all’elettorato scegliere ma soprattutto alla politica dare risposte, l’unica vera arma contro l’estremismo e la paura.