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I 22 innocenti salvati in extremis dalla furia nazista.  Roberto Conticelli racconta la storia alla presidente Stefania Proietti

Una nottata trascorsa nell’angoscia, sapendo che all’alba avrebbe bussato la morte. In ventidue, ammassati in una casetta di pochi metri quadrati destinata al ricovero di attrezzi agricoli, erano attesi dalla fucilazione. La porta sprangata dall’esterno. Ostaggi, carne da macello. Era il 17 giugno 1944 e i militari tedeschi in ritirata, ormai pressati dagli alleati angloamericani, avevano la vendetta in corpo. Un loro commilitone, un portaordini in moto, era stata ucciso poche ore prima, raggiunto da una raffica di mitra esplosa dai partigiani nascosti nella boscaglia. Aveva percorso ancora una manciata di chilometri, perdendo copiosamente sangue. Poi era stramazzato a terra senza più vita all’altezza dell’abitato di Casenove, piccolo borgo montano tra Foligno e Colfiorito. Immediata, la rappresaglia condotta dai soldati di Hitler. Case date alle fiamme e, appunto, ventidue abitanti innocenti rastrellati abitazione per abitazione e condotti a morire. Avrebbero trascorso l’ultima notte della loro vita nell’angusto rifugio, li aspettava il plotone d’esecuzione. Poi il silenzio. Arriva la mattina del 18 giugno e trascorrono altre ore. All’interno del piccolo locale il terrore è palpabile. Qualcuno è in arrivo, la porta si apre. Il momento fatale, l’appuntamento con la morte. Ma il destino non conosce logica e non segue trame preordinate: ad aprire quella porta sono militari dell’avanguardia inglese, i liberatori, giunti in zona soltanto mezz’ora prima, precedendo il grosso della truppa. Hanno costretto alla fuga le guardie tedesche e adesso, avvertiti da alcuni civili, restituiscono alla vita gli abitanti del borgo devastato, che possono così tornare in quel che resta delle loro case.

‘Una vicenda solo apparentemente minore nel più vasto panorama dei grandi fatti della Seconda Guerra Mondiale. Ma merita di essere raccontata – sostiene il giornalista e scrittore Roberto Conticelli, impegnato a raccogliere materiale storico e testimonianze dirette in vista della stesura di un libro dedicato al drammatico episodio – perché parla di speranza e di salvezza in un momento in cui, a livello mondiale, la guerra sembra aver preso di nuovo il sopravvento. Gli uomini di Casenove hanno visto la morte in faccia e sono perfino giunti a dialogare con essa. Sono stati eccezionalmente coraggiosi, pur nella grande paura del momento. Si sono confortati l’un l’altro, hanno pensato all’amico che avevano accanto più che alle proprie famiglie in pena. La sorte li ha premiati, hanno continuato a vivere ed hanno potuto generare figli e nipoti. Sembra solo una storia, una delle tante, ma in realtà si tratta di un accadimento che per la sua tensione morale, come per il segnale di positività che produce, merita di diventare patrimonio culturale dell’intera Umbria’.

L’incredibile vicenda della salvezza all’ultimo tuffo dalla furia nazista verrà rievocata sabato 21 giugno 2025 proprio a Casenove, alla presenza della presidente della Regione, Stefania Proietti, del vicario generale della diocesi di Assisi-Foligno, don Giovanni Zampa e di Stefano Zuccarini, sindaco di Foligno. La giornata si intitola ‘Vivi per grazia ricevuta’ e all’interno di essa avrà luogo un convegno su ‘Orrori della guerra e importanza della memoria’ organizzato dalla Pro loco Valle del Menotre alle ore 17 nei locali Lions di Casenove. Toccherà a Conticelli rievocare quei fatti, attingendo direttamente agli studi che ha effettuato in vista della prossima stesura del libro. Seguirà l’intervento del docente universitario e storico, professor Ruggero Ranieri di Sorbello, il quale parlerà dell’arrivo degli Alleati nel territorio di Foligno nel giugno 1944.

‘L’Umbria – racconta ancora Conticelli – è piena di vicende del genere. Sul monte Peglia, nell’area di San Marino, nel fitto dei boschi, sopra una pietra ai lati di una mulattiera è ancora leggibile una scritta: pregate per loro. Lì i partigiani avevano fucilato due giovani soldati tedeschi che a quanto pare si erano resi colpevoli di furti di polli e animali d’aia nelle case rurali della zona. C’era la guerra e non esisteva pietà, da una parte e dall’altra. Ma le donne, le contadine umbre del tempo, che pure avevano patito quelle ruberie e che in alcuni casi avevano avuti uccisi i propri uomini dai tedeschi, seppero vergare parole di pace e di speranza. Ritengo – conclude Conticelli – che siano queste le vicende da divulgare nell’attuale fase storica. La guerra non ha colore politico, non ha ideologia, la guerra cancella e distrugge. Ma all’interno di essa ci sono gli uomini e le donne, con le loro tragedie e le loro speranze. E soprattutto con il coraggio di poter cambiare l’andamento ordinario delle cose, mettendoci il cuore’.

Prima del convegno verrà deposta una targa a ricordo dell’evento nella casetta, ancora esistente, all’interno della quale 81 anni fa furono rinchiusi gli ostaggi destinati alla fucilazione.