“Ogni giorno in Umbria c’è una espulsione.” Non è una stima approssimativa, ma un dato concreto che riassume la portata del fenomeno dell’immigrazione irregolare nella regione. A lanciare l’allarme è Filippo Girella, segretario regionale umbro della Federazione Sindacale di Polizia (Fsp), una delle sigle più rappresentative delle forze dell’ordine sia a livello nazionale che locale. La sua richiesta è chiara e urgente: “È indispensabile realizzare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) nel nostro territorio” per gestire i cittadini stranieri che si trovano irregolarmente in Umbria e che, troppo spesso, sono autori di reati gravi. I dati parlano da soli. Solo nell’anno 2025, la Questura di Perugia ha effettuato 309 espulsioni di immigrati irregolari, mentre quella di Terni ne ha eseguite 87. Un trend in aumento, soprattutto nella seconda parte dell’anno, che testimonia lo sforzo quotidiano delle forze dell’ordine umbre per garantire la sicurezza pubblica. “Sia a Terni che a Perugia – spiega Girella – i reati commessi da immigrati irregolari rappresentano un problema che necessita di una risposta forte.” Le questure stanno facendo “un grande sforzo” per contrastare il fenomeno, ma senza un’infrastruttura dedicata come un CPR regionale, le operazioni si complicano enormemente.
Le conseguenze dell’assenza di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio in Umbria sono pesanti e poco conosciute dal grande pubblico. Quando un immigrato irregolare deve essere espulso – spesso dopo aver commesso reati gravi – le forze dell’ordine devono affrontare un iter complesso e costoso. “Se va bene – spiega Girella – il soggetto viene portato in uno dei CPR sparsi sul territorio nazionale.” Ma questi centri, ad eccezione di quello di Roma (spesso saturo), sono tutti molto lontani dall’Umbria.
Ogni accompagnamento richiede l’impiego di 2-4 poliziotti, a seconda della pericolosità del soggetto, per uno o due giorni completi. In alcuni casi estremi, le squadre devono raggiungere CPR situati in Puglia, Basilicata o addirittura Sardegna. Questo significa sottrarre personale prezioso dalle strade di Perugia, Terni e delle altre città umbre, lasciando scoperte le attività di pattugliamento quotidiano.
E se va male? Quando tutti i CPR nazionali sono pieni – una situazione tutt’altro che rara – l’immigrato irregolare viene semplicemente liberato con un ordine di lasciare il territorio nazionale. Nessuna detenzione, nessuna effettiva espulsione. Torna libero, spesso continuando a delinquere. Vittorio Mari, segretario provinciale Fsp di Terni, porta una testimonianza diretta dal fronte: “Ogni operatore delle forze dell’ordine che opera su strada sa bene che questi soggetti non temono l’arresto o la denuncia. L’unico vero timore dei clandestini è il rimpatrio.” È un punto cruciale. Le espulsioni non sono solo una sanzione amministrativa: rappresentano l’unico strumento efficace di prevenzione generale della criminalità legata all’immigrazione irregolare. I CPR servono proprio a questo: trattenere gli stranieri irregolari autori di gravi reati in attesa del rimpatrio definitivo, impedendo che tornino liberi nelle nostre comunità. Senza queste strutture, il ciclo si ripete: arresto, denuncia, rilascio, nuovo reato.
Girella non si limita alla denuncia. “Nei prossimi giorni – annuncia – invieremo una formale richiesta scritta al Ministero dell’Interno” per la realizzazione di un CPR in Umbria. Ma l’appello è anche alla classe politica locale: “Auspichiamo che tutta la classe politica locale si impegni con efficacia per sostenere la nostra proposta, in modo da raggiungere al più presto questo importante obiettivo per la sicurezza dei cittadini di Perugia, di Terni e di tutta l’Umbria.” La richiesta non è ideologica, ma pratica. Un CPR umbro ridurrebbe i costi logistici, ottimizzerebbe l’impiego delle risorse delle forze dell’ordine e aumenterebbe l’efficacia delle espulsioni. Soprattutto, renderebbe più concreta la sicurezza percepita dai cittadini umbri.
L’Italia conta oggi 13 CPR distribuiti sul territorio nazionale, con una capienza complessiva di circa 2.000 posti. Ma l’Umbria rimane una delle pochissime regioni senza una struttura dedicata, nonostante un flusso costante di immigrati irregolari e una criminalità associata che preoccupa le forze dell’ordine. La proposta della Fsp si inserisce in un dibattito nazionale sempre più acceso sulla gestione dell’immigrazione illegale, con molte sigle sindacali della Polizia di Stato che chiedono maggiore concretezza nelle politiche di sicurezza.