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Dal terzo calanco al nuovo progetto Acea: tutta la storia della discarica Le Crete

La discarica “Le Crete” torna al centro della scena politica e amministrativa orvietana e ancora una volta per un ampliamento. La Regione Umbria ha infatti avviato il procedimento autorizzativo per il progetto presentato dal gestore Orvieto Ambiente, relativo a un ampliamento dell’impianto per 350 mila metri cubi. Il Comune di Orvieto ha già annunciato la propria contrarietà e dovrà presentare le osservazioni entro il 29 settembre.  Tutto in poco più di un mese.

Per comprendere bene cosa è successo e cosa potrebbe succedere facciamo il punto e ripercorriamo i fatti principali della storia della discarica “Le Crete”.  Bisogna tornare indietro di almeno quindici anni.  Dai primi anni 2000 si parla di soprelevazioni, ampliamenti, vincoli, ricorsi, piani regionali e scontri politici tra le maggioranze e le opposizioni che si sono susseguite nel tempo. 

Il decimo gradone e il primo grande scontro sul terzo calanco

Già tra il 2010 e il 2011 il futuro della discarica era al centro della discussione. Il progetto presentato da SAO-Acea prevedeva, tra le altre cose, interventi sull’impianto, la sopraelevazione dal nono al decimo gradone e l’ipotesi di utilizzare il cosiddetto terzo calanco.

Proprio il terzo calanco diventò il punto più delicato della vicenda. Il Comune e una parte consistente della politica e dell’associazionismo ambientalista si opposero all’ipotesi di una nuova area, anche per le caratteristiche paesaggistiche e ambientali del sito.

Nel 2011 il Ministero dell’Ambiente intervenne con un vincolo sui calanchi, mentre rimaneva possibile intervenire sul secondo calanco, quello già interessato dall’impianto.

Nello stesso periodo il Comune sosteneva che la sola sopraelevazione del decimo gradone fosse sufficiente a garantire l’autosufficienza dell’impianto per gli anni successivi, senza ricorrere al terzo calanco.

Nel 2012, in Consiglio comunale, la questione tornò nuovamente all’ordine del giorno. Il progetto relativo al terzo calanco risultava bocciato dalla Regione nella fase di Valutazione di impatto ambientale, mentre la sopraelevazione del secondo calanco era in corso.

Il vincolo, i ricorsi e la battaglia sul territorio

La partita, però, non si chiuse definitivamente tanto che tra il 2014 e il 2015 la giustizia amministrativa è stata chiamata a decidere nuovamente con la società di gestione che, allora, contestò alcuni atti con i quali il Comune aveva posto vincoli all’espansione dell’area. Nel gennaio 2015 l’allora assessore regionale all’Ambiente Silvano Rometti dichiarava che per “Le Crete” non vi erano esigenze di ampliamento e che non vi erano prospettive per lo sfruttamento del terzo calanco.

La vicenda del terzo calanco, tuttavia, sarebbe rimasta per anni sullo sfondo del dibattito politico orvietano e regionale: ogni volta che la capacità della discarica tornava a essere considerata insufficiente, il fantasma del terzo calanco tornava a riaffacciarsi.

Il 2022 e la nuova programmazione regionale

Il passaggio decisivo arriva nel gennaio 2022 con la giunta Tesei, la delibera della Giunta regionale n. 2 individuava “Le Crete”, insieme a Belladanza e Borgogiglione, come discarica strategica regionale e prevedeva un incremento complessivo delle volumetrie delle discariche strategiche. Per Orvieto, tuttavia, la riprofilatura veniva collocata in una fase successiva rispetto agli interventi previsti sugli altri due impianti e solo in caso di necessità in attesa che si realizzasse il termovalorizzatore.

Ed è proprio su quella delibera che negli ultimi anni si è consumato uno dei principali scontri politici.

Nel febbraio 2022 ACEA Ambiente presentò una richiesta di PAUR per l’ampliamento della discarica. La Regione dispose però l’archiviazione della procedura. ACEA impugnò quindi la decisione davanti al TAR dell’Umbria.

La sentenza del TAR Umbria n. 233 del 3 marzo 2025 è oggi uno dei documenti centrali per ricostruire la vicenda. I giudici hanno chiarito che la delibera regionale del gennaio 2022 non costituiva di per sé un’autorizzazione all’ampliamento de “Le Crete”, ma prevedeva che un eventuale intervento potesse essere valutato successivamente. Il ricorso del gestore contro l’archiviazione è stato respinto.

Sembra una distinzione di lana caprina e invece è sostanziale visto che la previsione programmatica non è un’autorizzazione sic et simpliciter.

Il nuovo Piano dei rifiuti e il ritorno della questione

Nel frattempo Donatella Tesei perde le elezioni regionali e alla guida della regione arriva Stefania Proietti e come troppo spesso avviene tutto il lavoro precedente viene totalmente archiviato e si parte con un nuovo progetto di piano regionale dei rifiuti.

Nel 2025 il Consiglio comunale di Orvieto aveva impegnato sindaco e amministrazione a sollecitare la Regione sulla realizzazione del termovalorizzatore, proprio con l’obiettivo di ridurre il ricorso alle discariche e scongiurare nuovi ampliamenti de “Le Crete”.

Nel maggio 2026 l’assessore comunale all’Ambiente Andrea Sacripanti era tornato sulla questione, sottolineando che nessun ampliamento risultava autorizzato e distinguendo ancora una volta la previsione contenuta nella precedente programmazione regionale da una vera autorizzazione amministrativa.

La questione sembrava dunque ancora sospesa tra il vecchio modello, fondato sul progressivo ricorso alle discariche, e il nuovo sistema annunciato dalla Regione, orientato alla riduzione del conferimento e all’economia circolare.

Adesso la richiesta di Acea: 350 mila metri cubi

E invece il tempo sembra essersi fermato con Acea che ha presentato un nuovo progetto di ampliamento da 350 mila metri cubi e la Regione ha pubblicato l’avvio del procedimento di Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale.  Non un’autorizzazione, quindi, ma l’apertura dell’iter amministrativo che si concluderà con la valutazione del progetto nel suo complesso.  È però proprio questo il passaggio che cambia nuovamente il quadro.

Il Comune di Orvieto ha annunciato la propria ferma contrarietà e dovrà partecipare formalmente all’istruttoria, presentando le proprie osservazioni entro il 29 settembre. L’amministrazione sostiene inoltre che il nuovo procedimento dimostri come l’ampliamento non fosse stato autorizzato nel 2022: se lo fosse stato, sostiene il Comune, non sarebbe stato necessario presentare oggi una nuova istanza e avviare un nuovo procedimento.

Dall’altra parte, l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca legge la vicenda in modo opposto. Secondo la Regione, l’attuale procedimento discende dalla previsione contenuta nella DGR n. 2 del 2022, che avrebbe stabilito l’estensione delle volumetrie delle discariche strategiche regionali. Per De Luca, dunque, l’attuale iter rappresenta un atto tecnico-amministrativo conseguente a una scelta programmatoria compiuta dalla precedente Giunta regionale.

Le schermaglie politiche non possono far dimenticare che c’è un progetto da 350 mila metri cubi, una procedura regionale appena aperta e un Comune che ha già annunciato la propria contrarietà.  

Sul tavolo ci sono due questioni che negli ultimi quindici anni si sono continuamente intrecciate: da una parte la necessità di garantire la continuità del sistema regionale di smaltimento; dall’altra il futuro di un territorio che da decenni ospita un impianto strategico per l’Umbria.

E resta soprattutto una domanda politica, che va oltre il singolo procedimento: se l’obiettivo dichiarato del nuovo modello regionale è ridurre progressivamente il ricorso alla discarica, quale sarà il ruolo de “Le Crete” nei prossimi dieci anni?

Perché la storia insegna che ogni volta che il sistema regionale non riesce a chiudere il ciclo dei rifiuti si torna a bussare a Orvieto che, questa volta, dovrà decidere se limitarsi a dire no all’ennesimo ampliamento oppure pretendere, insieme al no, una soluzione alternativa e definitiva per il futuro della gestione dei rifiuti in Umbria e soprattutto che sia realizzabile in tempi brevi perché il territorio orvietano già ha pagato e continua a pagare senza ricevere in cambio nulla di tangibile, anzi la TARI continua ad aumentare.