Welcare

Barbara e Matteo, dieci anni dopo: “Lo Stato riconosca i diritti delle famiglie”

A dieci anni dal terremoto di Amatrice, Orvieto torna a chiedere una risposta per le famiglie delle vittime. E lo fa nel nome di due giovani orvietani, Barbara Marinelli e Matteo Gianlorenzi, morti insieme alle altre vittime del sisma del 24 agosto 2016. È questo il senso dell’incontro promosso il 21 agosto al Museo “Greco” di Orvieto da Articolo 21 e Patto Avanti, alla vigilia del decimo anniversario di una delle tragedie più dolorose che hanno segnato il Centro Italia. Un appuntamento che ha riportato al centro non soltanto il ricordo, ma soprattutto una questione rimasta aperta per dieci anni: il riconoscimento di diritti e forme di sostegno uniformi per i familiari delle vittime delle calamità naturali.

A rappresentare la città c’era la sindaca Roberta Tardani. Con lei il senatore Valter Verini, Franco e Fernanda Gianlorenzi, genitori di Matteo, Daniele Marinelli, fratello di Barbara, e Mario Sanna, padre di Filippo, morto a 22 anni nel terremoto. Sanna, da 84 giorni a Rieti, sta portando avanti uno sciopero della fame per chiedere allo Stato l’istituzione di un fondo nazionale destinato ai familiari delle vittime delle calamità naturali. A moderare l’incontro è stato Damiano Bernardini, sindaco di Baschi e segretario regionale del Partito Democratico.

La richiesta emersa dal confronto è di arrivare a una legge nazionale che stabilisca criteri chiari e uguali per tutti i familiari delle vittime, evitando che il sostegno dello Stato dipenda dalla singola tragedia, dalle decisioni politiche del momento o da provvedimenti adottati caso per caso.

“Lo Stato riconosca i diritti dei familiari delle vittime del terremoto di Amatrice”, ha affermato la sindaca Tardani, sintetizzando in queste parole il senso della richiesta.

“I soldi non risarciranno mai la perdita di una vita umana e questa battaglia non può avere una connotazione politica – ha sottolineato – in questi anni infatti proposte e iniziative parlamentari sono arrivate, in momenti diversi, da forze di maggioranza e di opposizione, da sinistra a destra, e questo dimostra che esiste una sensibilità trasversale”.

La sindaca ha quindi richiamato i precedenti nei quali lo Stato è intervenuto con specifiche misure di solidarietà a favore dei familiari delle vittime di grandi tragedie.

“È quindi comprensibile la richiesta di arrivare a criteri chiari, uniformi e non legati di volta in volta al singolo evento. Credo che oggi Governo e Parlamento abbiano la possibilità di raccogliere questo percorso e trovare una soluzione equilibrata e sostenibile, che valga per tutte le vittime delle calamità naturali”.

Il tema, secondo Tardani, non riguarda soltanto l’aspetto economico, ma soprattutto la necessità di evitare disparità tra famiglie che hanno subito lo stesso dramma.

La proposta: un fondo nazionale per le famiglie

A dare un seguito concreto al confronto è stato il senatore Valter Verini, che ha proposto di organizzare quanto prima a Roma un incontro con tutte le rappresentanze parlamentari per affrontare la questione al di là degli schieramenti politici.

La richiesta che parte da Orvieto è quella di istituire un Fondo speciale per superstiti e familiari delle vittime, prevedendo un indennizzo statale una tantum, indicato nella proposta in circa 200 mila euro per famiglia.

Ma soprattutto si chiede una legge che stabilisca una volta per tutte un sistema di sostegno valido per le famiglie di tutte le vittime di calamità naturali e grandi tragedie.

Una scelta che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe superare la logica degli interventi straordinari adottati di volta in volta dopo una tragedia.

Esistono già precedenti, come quelli richiamati durante l’incontro per le vittime della strage ferroviaria di Viareggio o della tragedia di Rigopiano. Il punto, oggi, è trasformare quelle esperienze in una regola generale, evitando che ogni nuova tragedia debba riaprire la discussione sui diritti delle famiglie.

A dieci anni dal terremoto di Amatrice, dunque, la memoria di Barbara e Matteo torna a incrociare una battaglia ancora aperta. Una battaglia che i familiari chiedono di sottrarre alle logiche dell’emergenza e delle appartenenze politiche per trasformarla in un principio di equità.