Siamo al redde rationem! Se il nuovo centro sinistra vuole una alternativa di governo è l’ora di muoversi. Per ora abbiamo capito che uniti si può centrare l’obbiettivo, ma manca ancora il progetto su cui basare e dare una possibile opportunità di cambiamento agli elettori, soprattutto è necessario che qualcuno prenda l’iniziativa per creare le condizioni suesposte. A chi spetta l’onere!
Ad oggi persistono due ambiti uno formato da PD, 5 Stelle e AVS che rappresentano la sinistra e dall’altro l’ambito riformista, molto eterogeneo ma di comune sensibilità. Indiscutibilmente in ambedue i soggetti vi sono delle differenziazioni e diverse sensibilità e questo è un primo problema, oltremodo vi è una difficoltà di leadership in entrambi. Che fare!
La cosa è semplice e allo stesso tempo complicata, ma come tutte le cose politiche una soluzione la si può trovare. Dentro la bonaccia dei pregiudizi cambiare schema può essere la soluzione. Allora pari dignità politica di tutte le componenti, individuare alcuni punti programmatici reali per il Paese che ad oggi rischia veramente una involuzione definitiva, convergere tutti in una politica estera europeista sana e di visione, sposare una politica riformatrice rivolta al benessere dei cittadini specie per i più deboli, programmazione sociale e industriale degna e coerente con il passato aggiornata al momento storico attuale, ridefinizione di una burocrazia rivolta al bene dei cittadini e di chi fa impresa, interpretazione del cambiamento internazionale in atto salvaguardando le nostre origini occidentali basate sulla democrazia liberale e riformatrice, svolta nella immigrazione.
Credo che nel campo liberal-democratico-riformatore (con l’apporto del mondo cattolico impegnato in politica) vi siano le competenze e gli uomini per fare la proposta da mettere in campo. Dico questo perchè guardando la storia da questo ambito sono sempre nate le soluzioni reali e pertinenti un buon governo. Alcuni movimenti si sono intravisti, per un momento stoppati o messi in camera di attesa ma di un certo interesse; timidi per eccesso di prudenza visti i vari veti e le paure di bruciarsi ma in politica bisogna osare specie chi ha visione politica che ha sempre vinto alla lunga.
Nel campo sinistra-sinistra c’è difficoltà a individuare una linea non massimalista o di salvaguardia attinente una possibile accettazione dell’elettorato moderato, salvo sorprese potenziali sempre possibili anche in quel campo come la storia ci ha insegnato. Non esclusa una terzietà al di fuori dei due schieramenti.
Cambiare schema significa non incartarsi sulle logiche quotidiane di contrapporsi all‘attuale governo e basta ma inquadrare sin da ora la prospettiva, coagulare lo schema di alleanze già alle prossime elezioni regionali, cercare da subito ciò che unisce e rende chiaro il progetto. Capacità di sintesi tra cosa si sa e cosa si è senza pensare di essere i migliori se non uniti. E’ l’ora delle scelte senza ma senza se, la produzione industriale cala, l’export rallenta, aumentano i poveri, il welfare è in pericolo.
E’ il momento di unire i puntini.