“La possibilità di realizzare un istituto tecnologico superiore passa per la scelta strategica di dare vita ad una fondazione Its nella nostra provincia. Non ci sono altri esempi nelle regioni italiane in cui gli Its si trovino in una sola provincia come accade in Umbria dove ne è stato avviato uno solo nel perugino”. Lo ha detto Giuseppe Croce, docente di Politica economica alla Sapienza, presentando il volume, scritto insieme a Francesco Armillei, “Fuori e dentro Terni. Flussi di pendolarismo verso la provincia e oltre”. Un’occasione che è stata utile anche di parlare dello sviluppo di Terni e della sua provincia, ma anche delle dinamiche territoriali tra Terni e Narni e dei rapporti con Roma e gli altri centri della provincia.
Alla presenza di importanti rappresentanti istituzionali come l’assessore regionale ai Trasporti Francesco De Rebotti, del suo predecessore Enrico Melasecche e dell’assessore comunale di Terni Sergio Cardinali, Croce ha svolto una relazione in cui il tema della crescita economica ed occupazionale è stato collegato direttamente a quello dell’altra formazione e alle strade eccezionali seguite finora per portare Terni e il ternano fuori dalla crisi. Secondo l’economista, si è finora assistito a risultati fallimentari con l’istituzione dell’area di crisi industriale complessa di Terni-Narni, ovvero l’accordo di programma ideato nel 2018 per favorire la riconversione e la riqualificazione industriale dell’area, con un focus storico su settori chiave come la siderurgia e il polo chimico di Terni.
“Sarebbe sbagliato avere aspettative eccessive anche dall’entrata un funzione della Zes, la zona economica speciale che prevede forti sconti fiscali per chi investe nell’area- ha detto Croce-se non avremo un ruolo di primo piano da parte delle aziende che devono fare la propria parte, giocando da protagoniste e senza agire solo in regime di agevolazioni. In questa direzione deve essere valutata la necessità strategica di un istituto tecnologico superiore che passa attraverso la costituzione di una fondazione a servizio della nostra provincia, ma basato a Terni che non deve essere solo una sede distaccata di Perugia”. L’ attuale Its Umbria Academy ha infatti sede a Perugia ed opera con campus e laboratori a Perugia, Foligno, Terni, Città di Castello e Montefalco.
ORVIETO E LA MARGINALITA’ RISPETTO ALLE DINAMICHE UMBRE.
Un tema che tira in ballo anche Orvieto le cui difficoltà nel campo della formazione superiore rappresenta una questione da affrontare. L’amministrazione comunale di Orvieto sta cercando da alcuni anni di attivarsi sul fronte della nascita di un Its, ma i risultati non arrivano ed è evidente il motivo per cui si sta facendo un buco nell’acqua. Gli Its sono stati individuati dal governo Draghi come uno dei pilastri fondamentali della riforma del sistema scolastico e del terziario professionalizzante, avviandoli attraverso i fondi del Pnrr. Per funzionare gli Its sono collegati ad una fondazione sostenuta dalle aziende che possono cosi formare la manodopera qualificata che serve loro e da altri soggetti territoriali come scuole, fondazioni, diocesi, centri di ricerca. Il costo medio annuo per sostenere un Its varia, ma si aggira intorno ad alcune centinaia di migliaia di euro e a fare la parte del leone sono le imprese che, in alcuni casi, arrivano a sostenere investimenti pari ad un milione di euro. Il Comune di Orvieto ha tentato di avviare alcuni corsi estivi in vista della creazione di un’ accademia Its nel settore agroalimentare e dell’agricoltura intelligente. Lo sforzo è ammirevole, ma i risultati non sono arrivati e, molto probabilmente, non potranno arrivare.
Perché? Forse perché Orvieto è completamente circondata da istituti specializzati nel settore come l’Istituto agrario di Bagnoregio, il Ciuffelli di Todi e il Laporta di Fabro che è ancora in fase di lento consolidamento? O forse perché non ci sono aziende in grado di sostenere economicamente un progetto del genere? Evidentemente entrambe le cose. Ma se Terni, con il suo potenziale industriale, ha un problema serio nel muoversi in questo ambito, come possiamo sperare che la piccola Orvieto possa riuscire da solo nell’impresa?
Ancora una volta stiamo scontando l’isolamento politico di Orvieto la cui leadership politica dovrebbe cambiare completamente direzione anche in questo settore e cominciare a dialogare con Terni, sia a livello istituzionale, che soprattutto a livello di reti di imprese ed associazioni di categoria datoriali. L’Its in campo agricolo abbiamo capito che non può avere futuro, cerchiamo una strada diversa. La vicenda Its è tuttavia anche una delle tante declinazioni del perenne dualismo campanilistico tra Perugia e Terni rispetto al quale Orvieto non può stare a guardare chiamandosi fuori o, assurdamente, illudendosi di poter giocare in proprio una partita per la quale non dispone dei giocatori sono in prima battuta gli imprenditori. Ad Orvieto, peraltro, sarebbe arrivato il momento di interrogarsi anche sul futuro del Centro studi, valutando anche di rivolgersi a “Chi l’ha visto” per avere qualche notizia del professor Andrea Crisanti, voluto nel cda dal Pd, per “dare un forte impulso” al centro. Desaparecido.
SOSTENERE TERNI CONTRO IL CENTRALISMO PERUGINO
Stringere un’alleanza solida con Terni in funzione di contrasto al centralismo peruginocentrico è una delle posizioni strategiche che Orvieto dovrà assumere nel prossimo futuro, giocando il doppio spartito del dialogo istituzionale con Perugia, ma puntando a fare massa critica in provincia per le cose che contano. Una duplice postura che è possibile tenere solo avendo ben presenti gli interessi orvietani, da difendere sopra ogni altra logica. Le alleanze territoriali si dovranno fare sulla base dei nostri interessi e non, come avviene adesso, sulla base dei posizionamenti dei partiti politici e delle loro convergenze. E’ questa una delle rivoluzioni copernicane che servono alla comunità orvietana.
La questione dell’Its è del resto sintomatica di come sta funzionando ancora ai giorni nostri il patologico regionalismo umbro.
A Terni, nel 2023 per iniziativa dell’ex vescovo Francesco Soddu, aveva preso le mosse un ambizioso progetto di Its che aveva la sua spina dorsale nella Confapi, ma a cui aveva aderito un colosso come Ast oltre all’Asm, la fondazione San Michele Arcangelo ed altri. Quel progetto venne definitivamente affossato dalla giunta Tesei ed in particolare dal potente ex assessore allo Sviluppo economico Michele Fioroni che pose con decisione la pietra tombale sopra alla nascente e promettente esperienza ternana. Ha un bel dire ogni anno l’ufficio studi di Banca d’Italia che in Umbria c’è un numero insufficiente di diplomati agli Its che andrebbero incrementati. Ancora una volta aveva trionfato la saldatura d’acciaio tra centrodestra di governo e Confindustria, la cui posizione accentratrice in termini di relazioni tra i territori e di rapporti con le proprie rappresentanze locali è da sempre il proprio inconfondibile tratto distintivo. Un posizione che serve anche a ricercare una posizione di forza rispetto alle altre associazioni di categoria. In quella circostanza anche il Partito democratico aveva silenziosamente avallato la manovra per uccidere nella culla il neonato e importante esperimento ternano, con una posizione di silente e grave complicità anche da parte del Pd ternano. Tanto per dire, nelle Marche di Its ce ne sono quattro, uno dei quali a Fabriano che non è capoluogo di provincia ed ha solo 9 mila abitanti in più rispetto ad Orvieto.