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Discarica e termovalorizzatore: l’Osservatorio Rifiuti Orvieto dice no a soluzioni opache e obsolete

L’Osservatorio Rifiuti Orvieto ha accolto con favore la petizione contro l’ampliamento della discarica “Le Crete” promossa nel territorio. Pertanto ci siamo resi parte attiva, come singoli cittadini, alla raccolta delle firme. Tuttavia riteniamo doveroso prendere le distanze dalle recenti critiche che la Sindaca di Orvieto ha espresso verso la Regione Umbria per l’accantonamento dell’ipotesi del termovalorizzatore, ragione per la quale, secondo lei, ora si è costretti ad ampliare la discarica come diretta conseguenza.  

Promuovere l’incenerimento come alternativa virtuosa alla discarica “Le Crete” secondo noi è una soluzione totalmente inefficace. A nostro avviso l’ipotesi del termovalorizzatore non si attaglia alla realtà dell’Umbria, e in tal senso ribadiamo che la scelta di non realizzare un impianto di incenerimento/termovalorizzazione nella nostra Regione è una decisione coerente con i dati e con la normativa europea sull’economia circolare. Le motivazioni tecnico-scientifiche sono chiare e alla portata di tutti coloro che vogliono approfondire l’argomento: L’Umbria produce volumi complessivi di Rifiuto Urbano Residuo (RUR) troppo contenuti per giustificare un termovalorizzatore economicamente e tecnicamente sostenibile. Gli impianti di ultima generazione richiedono dimensionamenti minimi (almeno 150.000–200.000 tonnellate/anno) per mantenere l’efficienza energetica e ammortizzare i costi d’impianto. Per alimentare una struttura simile, l’Umbria sarebbe costretta a importare rifiuti da fuori regione, trasformando il territorio umbro in un’area di mera mercificazione dei rifiuti. La gerarchia europea dei rifiuti (Direttiva UE 2018/851) mette al primo posto la riduzione, il riuso e il riciclo. Un inceneritore crea un “effetto lock-in” (spinta rigida a produrre rifiuti per garantire l’alimento costante al forno per decenni), disincentivando le politiche virtuose di prevenzione e di tariffazione puntuale (TARIP). Rimanendo in ambito europeo, le norme dell’Action Plan UE sull’Economia Circolare impongono il dimezzamento dei rifiuti urbani non riciclati entro il 2030. Un Termovalorizzatore come quello “abbozzato” dalla precedente giunta regionale avrebbe una vita utile e piani di ammortamento di 20-25 anni: secondo noi significa progettare “oggi” una struttura basandosi su volumi di indifferenziata di “ieri” e condannare l’impianto stesso all’obsolescenza e al deficit prima ancora di avere terminato di pagarlo (lo pagheremmo noi ovviamente). 

Bruciare rifiuti non elimina la materia: ne cambia la forma e ne riduce il volume. Si producono notevoli quantità di CO₂ (contribuendo direttamente al cambiamento climatico) e si generano ceneri pesanti (circa il 20-25% del peso in ingresso) che richiedono comunque lo smaltimento in discarica. Ricordiamo che queste ceneri sono classificate come rifiuti speciali. 

Ma ora portiamo l’attenzione su un punto sul quale finora si è sempre clamorosamente taciuto (sarà un caso?). In una parola: dove? Chi invoca il termovalorizzatore dovrebbe prima spiegare dove intende realizzarlo, viste le inevitabili e legittime opposizioni territoriali. Perché non abbiamo alcuna notizia di comunità locali che siano ben disposte ad accettare nel proprio territorio un impianto d’impatto industriale così invasivo. Alimentare il dibattito sulla presunta utilità dell’inceneritore significa ignorare la realtà geomorfologica e l’impatto sulle economie locali della nostra Regione che sono fondate sul turismo, sull’agricoltura di pregio e sulla qualità del paesaggio. No, noi crediamo che il superamento della dipendenza dalla discarica “Le Crete” non passi per la costruzione di un inceneritore, bensì per una seria ed evoluta pianificazione regionale principalmente basata su: 

  • Estensione capillare della Tariffa Puntuale (TARIP) in tutti i comuni umbri. 
  •  Potenziamento dell’impiantistica per il riciclo della materia (frazione organica, plastica, RAEE, tessili). 
  •  Strategie industriali di Up-cycling per il recupero delle frazioni secche rimanenti. 
  • Valorizzazione della frazione organica. 

Dato il “tessuto urbanistico” della Regione, è doveroso considerare il compostaggio domestico come un’opportunità per ridurre i flussi agli impianti e risparmiare. Cosa ostacola questo semplice percorso? La nostra proposta concreta per Le Crete si sintetizza in due punti: opporsi al suo ampliamento in sede di autorizzazione PAUR e vincolare la sua chiusura definitiva al 2035 per quanto riguarda i Rifiuti Solidi Urbani. Oltre ad opporci agli slogan facili e agli stucchevoli ed improduttivi rimpalli di responsabilità tra le varie rappresentanze politiche locali e regionali che finora hanno caratterizzato il dibattito sul tema, intendiamo cogliere l’opportunità dell’adozione del nuovo Piano Regionale dei Rifiuti per avanzare una proposta concreta a tutela del territorio: fissare la chiusura definitiva della discarica Le Crete al termine dell’eventuale ampliamento nel 2035. 

Ci troviamo di fronte a un’occasione irripetibile. Un primo segnale, seppur debole, è arrivato dalla Regione con l’inserimento nel Piano Regionale dei Rifiuti (pag. 48 della Relazione Generale) della dicitura: “…senza ulteriori ampliamenti oltre quelli previsti dal Dgr 2/2022”. È quindi una strada tecnicamente e politicamente fattibile: basterebbe un semplice emendamento bipartisan in Seconda Commissione dell’Assemblea Regionale per sancire la fine dell’impianto delle Crete entro il 2035. Noi auspichiamo vivamente che il Comune di Orvieto e gli altri Comuni del territorio chiedano un tavolo urgente di confronto con la Giunta e il Consiglio Regionale per apportare una modifica al Piano Regionale dei Rifiuti in modo da escludere definitivamente l’ampia area adiacente la discarica da potenziali ulteriori ampliamenti. Perché Regione e Comune sembra che non intendano dialogare su questo punto fondamentale? 

Di fronte a questa fase di stallo, ai dubbi dell’Osservatorio si affiancano delle domande d’obbligo: 1. Esiste davvero in Regione (a destra, al centro o a sinistra) la volontà politica di sollevare definitivamente il territorio orvietano dal peso dei rifiuti regionali oltre il 2035? Oppure conviene a tutti mantenere uno spiraglio aperto in vista dei futuri assetti di governo regionale mantenendo il piede su due staffe? 2. Esiste una forza politica locale disposta a difendere il territorio mettendo al centro del ragionamento le necessità dei cittadini legittimando il loro ruolo nella fase di coprogettazione delle politiche territoriali? Siamo consapevoli che, a livello locale, cercare di centrare questo secondo punto comporterebbe l’onere di contrastare i forti interessi di gestori di impianti e imprese che curerebbero i lavori di ampliamento della discarica, ma il benessere dei cittadini e la tutela dell’ambiente si dimostrano con atti concreti come quello che abbiamo appena suggerito, non con il rimpianto per impianti impattanti come i termovalorizzatori. L’Osservatorio Rifiuti Orvieto chiede a tutte le forze politiche risposte chiare e azioni immediate: no all’ampliamento della discarica e approvazione di un emendamento per la chiusura definitiva delle Crete al 2035.