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Il bluff del calcio a Orvieto: quando l’amministrazione punta tutto sullo sport sbagliato

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La notizia della cessione del titolo sportivo dell’Orvietana alla Ternana è scivolata via in un silenzio cittadino quasi assordante. A rompere questo silenzio siamo rimasti noi e pochi altri. L’epilogo è oggettivamente amaro: un presidente che getta la spugna lamentando di essere stato lasciato solo, e un titolo di Serie D che prende il volo lontano dalla nostra città.

Questo finale, per quanto triste, era purtroppo prevedibile e conferma un dubbio che solleviamo da anni inascoltati: può esistere, per chi governa, uno sport di Serie A e uno sport di Serie B?

Per la nostra Amministrazione la risposta è sempre stata affermativa. E non parliamo solo del calcio, ma di quel ristretto circolo di due o tre discipline a cui il Comune ha sempre steso i tappeti rossi. Abbiamo visto investire milioni di euro di soldi pubblici per sistemare gli impianti sportivi in totale utilizzo di queste società e fino qui, ci potrebbe anche stare, ma anche elargire corposi contributi annuali per sostenere spese che, di norma, non spetterebbe sostenere alla amministrazione.

Il vero problema è che, mentre si scommetteva tutto su questo cavallo “vincente”, si girava la testa dall’altra parte di fronte alle difficoltà delle altre realtà sportive orvietane, abbandonate a raccogliere le briciole. Così, nel disinteresse generale, abbiamo assistito alle grandissime difficoltà di una storica squadra di basket maschile e visto le ragazze del basket femminile costrette a fare le valigie per andare a giocare a Bagnoregio, caricando le famiglie di enormi sacrifici. Per non parlare della scherma, una vera eccellenza del nostro territorio, lasciata da tempo senza una vera casa in cui potersi allenare.

Oggi siamo alla resa dei conti. Il presidente del calcio cede il titolo alla Ternana dicendosi stanco per la mancanza di aiuti. Dal suo punto di vista personale possiamo anche comprendere l’amarezza, ma i fatti ci impongono una riflessione diversa. Viene spontaneo chiedersi: ha senso voler costruire una Ferrari, se poi non  lá si vuole mantenere? E soprattutto, a cosa serve una fuoriserie se manca persino la pista su cui farla correre, considerando che  per stessa ammissione del presidente a seguirla sugli spalti c’erano appena una cinquantina di tifosi?

Questa vicenda è la certificazione di una visione politica fallimentare. Piuttosto che svenarsi per sostenere a tutti i costi il lusso di una categoria diventata insostenibile per la città, l’Amministrazione avrebbe fatto meglio a investire le proprie risorse in una solida, affidabile e accessibile “Panda”. Una scelta meno appariscente, forse, ma capace di garantire a tutti i ragazzi e a tutte le discipline di Orvieto la dignità, le strutture e le attenzioni che meritano. Perché lo sport deve essere un diritto di tutti, non un lusso per pochi.