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Sanità, il piano della maggioranza alla prova dei fatti: buone idee, ma manca il coraggio delle scelte difficili

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La coalizione a sostegno della presidente Stefania Proietti ha elaborato un documento sulla sanità regionale interessante ma che porta con sé alcuni punti di debolezza e soprattutto non ha il coraggio di scelte difficili.  In particolare rimane piuttosto nebbiosa la classificazione degli ospedali laddove viene segnalata la necessità di bloccare i doppioni.  Ottimo comunque lo sforzo, di questo bisogna darne atto.  Cerchiamo ora di analizzare senza partigianeria politica il documento con punti di forza e debolezza

Orvieto e il suo Territorio

Punti di Forza

  • Attenzione specifica al confine: all’Ospedale e al Distretto di Orvieto,  vengono riconosciute le loro peculiarità geografiche proponendo “accordi interregionali” per le zone confinanti con altre Regioni. Questa è una mossa strategica fondamentale per limitare i disagi dei cittadini e arginare la mobilità passiva.
  • Tutela dei presidi territoriali: giusto mantenere l’attuale suddivisione in 6 Distretti. Si propone inoltre di valutare modifiche ai confini geografici dei Distretti per adeguarsi a nuovi strumenti di programmazione, con un’attenzione esplicita alle “Aree Interne”, categoria in cui ricade gran parte dell’Orvietano.

Punti di Debolezza

  • Mancanza di collocazione esatta: Sebbene si proponga una nuova classificazione degli ospedali in “Hub” (alta specializzazione), “Spoke” (media) e “Antenna” (prima risposta diagnostica e stabilizzazione), il documento non chiarisce in quale di queste categorie ricadrà l’Ospedale di Orvieto.
  • Assenza di dettagli operativi: A parte la menzione agli accordi interregionali, mancano riferimenti concreti a quali reparti o servizi specifici verranno potenziati o ridimensionati nel presidio orvietano.

Razionalizzazione delle Spese e delle Prestazioni

Punti di Forza

  • Lotta alle duplicazioni: Si propone una “ridefinizione complessiva” della rete ospedaliera per eliminare le “inutili duplicazioni di servizi e prestazioni di alta specialità”.
  • Controllo sul privato: C’è una chiara indicazione politica volta a contenere il trasferimento di risorse pubbliche verso il settore privato, in particolare per quanto riguarda le cure domiciliari.
  • Efficientamento tramite la rete: L’integrazione strutturale tra il Servizio Sanitario Regionale (SSR) e l’Università è vista come uno strumento chiave per una “razionalizzazione sostenibile delle risorse e delle competenze”.
  • Prevenzione per ridurre i costi: Si spinge per un forte investimento nella sanità territoriale (“medicina di iniziativa”) per gestire la cronicità vicino a casa, evitando di scaricare accessi inappropriati e costosi sulla rete ospedaliera.
  • Proposte a costo zero: In ambiti specifici, come il “percorso nascita” e l’assistenza ostetrica, si propongono ottimizzazioni a “isorisorse”, puntando a migliorare appropriatezza ed economicità senza aumentare la spesa.

Punti di Debolezza

  • Il nodo delle coperture finanziarie: Il documento denuncia chiaramente il sottofinanziamento cronico del sistema sanitario nazionale e regionale. Tuttavia, propone investimenti massicci (es. centralizzazione informatica , assunzioni di personale e incentivi, innovazione tecnologica per gli Hub di Perugia e Terni ) senza indicare chiaramente dove verranno reperite le risorse economiche necessarie.
  • Il rischio del “risorse invariate”: In alcune sezioni critiche, come quella sulla Salute Mentale, si ammette che i nuovi Piani Nazionali richiedono un’attuazione a “risorse invariate”. Realizzare riforme profonde senza fondi freschi rischia di trasformarsi in una mera razionalizzazione al ribasso (tagli).

Il documento è un ottimo punto di partenza, ma una coalizione che governa dovrebbe avere anche il coraggio di indicare nel dettaglio le criticità e le soluzioni operative. Investimenti in tecnologie, contenimento dei costi attraverso il taglio dei doppioni, adeguamenti salariali, assunzioni e una sana collaborazione con il privato convenzionato: sono questi i punti nodali per la sanità del futuro. Una sanità che deve essere al servizio di una popolazione sempre più anziana e cronicizzata, senza però dimenticare i più giovani e i molteplici disturbi mentali e psicologici che vanno moltiplicandosi in maniera trasversale in tutte le fasce d’età.

Giusto stigmatizzare le duplicazioni, ma occorre iniziare subito anche con le scelte impopolari. Significa avere il coraggio di “sacrificare” quei servizi che hanno costi alti e un basso tasso di utilizzo, accorpandoli a strutture similari situate a distanze sostenibili, concentrando invece le risorse sulle patologie tempo-dipendenti. Più complesso è intervenire sulla burocrazia, che porta con sé costi fissi quasi incomprimibili; un ostacolo superabile solo se si lascia finalmente da parte la logica del “campanile” in favore di una razionalizzazione della spesa e dell’organizzazione che abbia riflessi positivi e reali sui pazienti. In quest’ottica, pensare a una sanità esclusivamente pubblica è un’utopia inutilmente costosa: la sanità in convenzione non è il male assoluto, ma una risorsa strategica da sfruttare per offrire maggiore flessibilità, efficienza e opzioni di cura ai cittadini.

In definitiva, la vera sfida per la giunta Proietti inizierà nel momento in cui si avrà un testo definitivo del nuovo Piano Socio Sanitario Regionale. Per territori periferici e di confine come l’Orvietano, le dichiarazioni di intenti non basteranno più: occorrerà definire con chiarezza la classificazione dell’Ospedale all’interno della nuova rete clinica (Hub, Spoke o Antenna?) e mettere a terra in tempi rapidi gli accordi interregionali promessi. Il coraggio di governare si misurerà proprio qui; nel saper scontentare qualche interesse localistico pur di garantire a tutti gli umbri un diritto alla salute che sia, al tempo stesso, tempestivo, di qualità e finanziariamente sostenibile.