Welcare

Sanità convenzionata e liste d’attesa: Orvieto resta scoperta e i pazienti costretti a spostarsi in tutta l’Umbria

La questione delle liste d’attesa nella sanità più che un problema è ormai quasi un’emergenza, visti i costi economici e sociali che comporta. Nel territorio orvietano, però, la situazione assume contorni ancora più complessi. Chi ha bisogno di un esame diagnostico — TAC, risonanza magnetica, ecografia o altre prestazioni strumentali — ha davanti a sé due sole possibilità: attendere un posto disponibile presso l’ospedale “Santa Maria della Stella” oppure spostarsi altrove, anche per decine e decine di chilometri, per usufruire della rete regionale di strutture pubbliche o private convenzionate.

Una condizione che costringe molti cittadini a dedicare almeno mezza giornata per raggiungere Terni, Foligno, Spoleto, Perugia o Terontola, dove la presenza di centri privati accreditati consente invece un alleggerimento concreto delle liste d’attesa.
E sempre più spesso molti orvietani, pur di abbreviare i tempi, si rivolgono anche a strutture della vicina Toscana, con effetti paradossali: la nostra Regione paga prestazioni eseguite fuori dai suoi confini, con un impatto diretto sul bilancio sanitario umbro.
Una “migrazione sanitaria”, questa, che evidenzia ancora di più la fragilità dell’offerta territoriale orvietana.

Orvieto senza convenzioni: un unicum in tutta la Usl Umbria 2

Il dato è chiaro e confermato dagli elenchi ufficiali pubblicati dalla Usl Umbria 2: a Orvieto e nell’intero comprensorio non esiste nessun centro privato convenzionato per TAC, risonanze o diagnostica strumentale, mentre negli altri distretti — Terni, Foligno, Spoleto — le convenzioni sono diffuse e operative.

La conseguenza è evidente:

  • aumenta la pressione sull’ospedale, che non può smaltire tutta la domanda;
  • si scaricano sui pazienti tempi e costi degli spostamenti, spesso difficoltosi per anziani, cronici e persone senza mezzi propri;
  • si incentiva l’esodo verso altre regioni, con costi sanitari che rientrano poi nel meccanismo di mobilità passiva.

Gli altri distretti: una “sanità a due velocità”

Negli altri territori della Usl Umbria 2 la fotografia è capovolta.  Terni, Foligno e Spoleto beneficiano della presenza di centri privati accreditati e utilizzati proprio per smaltire gli arretrati e velocizzare le prenotazioni, riducendo i tempi della diagnostica.

Da qui la percezione ormai consolidata di una “sanità a due velocità”: nei distretti dotati di supporto convenzionato i cittadini hanno più opzioni, mentre nell’Orvietano le liste d’attesa sono più lunghe e senza reali alternative se non uscire dal territorio.

In una nota ufficiale, la Usl Umbria 2 ha illustrato le misure adottate per contenere i tempi che prevedono sedute aggiuntive nei reparti, prestazioni aggiuntive, collaborazione con gli specialisti e ricorso ai privati convenzionati dove disponibili.

Tutto corretto e utile, ma il nodo resta irrisolto proprio a Orvieto, territorio che copre anche un’ampia area extraregionale e che potrebbe, per posizione, diventare un polo attrattivo.
Invece, l’assenza totale di strutture accreditate fa sì che i cittadini vadano altrove, mentre la Usl Umbria 2 perde l’occasione di trattenere sul proprio territorio prestazioni e risorse.

Un tema centrale per il nuovo Piano Socio-Sanitario Regionale

La mancanza di convenzioni è oggi una delle criticità più urgenti da affrontare nel nuovo Piano Socio-Sanitario regionale.
La narrazione secondo cui la sanità in convenzione sottrarrebbe risorse al pubblico è più ideologica che reale: la convenzione non sostituisce, ma integra, e permette di aumentare l’offerta senza incrementare i costi a carico della collettività.

Per i pazienti significherebbe semplicemente avere un’opzione in più per evitare viaggi in giro per l’Umbria o in Toscana.  Per la Regione significherebbe ridurre la mobilità passiva e trattenere le risorse.Al momento, però, Orvieto resta senza strutture convenzionate anche per via del blocco alle nuove autorizzazioni in attesa del nuovo Piano.
Una condizione che rischia di penalizzare ancora una volta un territorio già troppo spesso marginalizzato nelle dinamiche politiche regionali.